Monna Lisa Cyberpunk (1988) di William Gibson

 

ImmagineE’ da molto che desideravo leggere questo libro per una serie di motivi primo fra tutti perchè sono un appassionato di fantascienza ed era da un pò che non leggevo qualcosa di questo genere, secondo per l’utilizzo del termine cyberpunk che sembra sia stato utilizzato per la prima volta da questo autore.
La trama è molto complicata da seguire e dopo aver letto alcuni commenti in rete ho notato che non sono il solo ad aver avuto questa difficoltà. Vengono portate avanti quattro storie apparentemente separate che poi, inevitabilmente, si scoprono essere legate da un comune filo conduttore fino a fondersi in una storia sola nelle pagine finali.
Il futuro descritto è quello tipico dei moderni autori della fantascienza: post-industriale, pieno di corruzione e chiaramente pieno di droga (da questo punto di vista nessuna novità dalla strada già battuta con successo da Dick in molti suoi libri) ed è quindi chiaro leggere tra le righe anche la classica critica alla società attuale ed americana in particolare; forse molto più tipica della letteratura degli anni ottanta.
Importanza fondamentale nella storia è rivestita dalla rete all’interno della quale, i personaggi, in varie occasioni e con l’utlizzo di paricolari apparecchiature, riescono a muoversi in prima persona. Non sembra di certo una grande innovazione letteraria questa,con il rischio di risultare anche stucchevole e già vista se non fosse che Gibson scriveva tutto questo nel 1988, molto prima che temi del genere diventassero consueti nel campo della fantascienza. L’approccio alla rete come luogo non fisico risulta quindi innovativo e molto interessante: la rete è ancora un’insieme di dati (escludiamo la figura di Colin sviluppata forse troppo poco), la distinzione tra reale e virtuale è ancora netta ma la possibiltà di un’esplorazione fisica della rete ci apre le porte a quello che sarà il boom tutto anni ’90 della realtà virtuale fino ad arrivare al noto Matrix.
All’interno del libro troviamo spunti religiosi non di certo inusuali per il genere ma sempre un pò troppo confusi per essere apprezzati al meglio.
Trovo il libro, in definitiva, troppo frammentario nella scrittura e poco continuo nella trama, pieno di ottime idee ma sviluppate non al meglio.
Se non si fosse capito ho scoperto di non andare proprio d’accordo con il tipo di scrittura di Gibson.

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