Walden o Vita nei boschi (1854) di Henry D. Thoreau

9788817166546Questa lettura non si è rivelata una delle più semplici e il motivo per cui mi sono cimentato va cercato nel film “Into the wild“: il protagonista della pellicola infatti citava spesso Thoreau e la sua opera come un esempio da seguire per chi come lui aveva deciso di vivere una determinata esperienza. Ovviamente il film e la storia mi sono molto piaciuti e qualche tempo fa, mentre giravo per le librerie di Roma, mi sono imbattuto in un’edizione economica del volume in questione e ho deciso di leggerlo. Thoreau in pratica, visse per due anni in una capanna da lui costruita nei boschi sulle rive del lago di Walden, a poca distanza dalla città in cui viveva normalmente. Questa scelta radicale di vita a contatto con la natura si incastra bene nel quadro della vita dell’autore: nella breve introduzione al libro viene presentato infatti un uomo dal temperamento abbastanza critico  e polemico, che voleva cogliere anche con quest’opera gli aspetti negativi di una società in cambiamento come quella americana della metà dell’800. L’esperienza a contatto con la semplicità dei ritmi della natura e con la propria anima permise a Thoreau di dimostrare agli uomini quanto essi siano ancora capaci di vivere una vita senza sprechi e razionale e quanto questo sia possibile se ci si riavvicina al mondo da cui l’uomo proviene, ovvero la terra.
Riletto ora, magari questo libro-saggio ha ben poco di sensazionale e forse vi si possono rintracciare elementi che dimostrino come la teoria di Thoreau vacilli in alcuni punti (come l’utilizzo del denaro comunque utile per sopravvivere decorosamente), ma rimane comunque una lettura interessante. Non mi piace leggere saggi e una volta scoperto che questo lo era, un pò ho titubato, ma ne è valsa la pena.

“Il sordo ronzio di una zanzara che faceva il suo invisibile e inimmaginabile giro per la casa, al primo spuntare dell’alba, quando le finestre erano aperte e io stavo seduto presso la porta, mi provocava la stessa emozione che avrebbe potuto darmi lo squillo d’una tromba che avesse suonato per celebrare qualche gloria.”

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