Uomini che odiano le donne (2005) di Stieg Larsson

uomini-che-odiano-le-donneUomini che odiano le donne ovvero il caso editoriale dell’ultimo paio d’anni. Il libro in questione, pubblicato dopo la morte dell’autore svedese Stieg Larsson insieme agli altri volumi della cosiddetta trilogia Millennium,dopo alcuni mesi di serrata promozione e pubblicità, rischia di essere a mio avviso, proprio per questa fama improvvisa, sopravvalutato. Con questo non nego di averlo sufficientemente divorato e di essere rimasto affascinato dalla storia e dai personaggi, ma non ha toccato le vette preannunciate.
Il romanzo narra l’indagine in cui si ritrova, suo malgrado, il giornalista economico Mikael Blomkvist (uno dei soci della rivista Millennium): giornalista di successo, specializzato in reportage di denuncia, Mikael in seguito a problemi personali legati ad una sua battaglia contro un magnate dell’economia, accetta di indagare per conto del ricco industriale Vanger sulla scomparsa (omicidio?) quasi quaranta anni prima della nipote di quest’ultimo. E’ l’inizio per il protagonista di un viaggio a ritroso nel tempo e nella famiglia Vanger fatto di segreti, rancori e misteri sepolti dall’ipocrisia di una grande famiglia. Fin qui sembrerebbe un classico thriller, arricchito dall’insolita ambientazione baltica, se non fosse per l’ingresso nell’intreccio del personaggio chiave (dell’intera trilogia millennium) ovvero Lisbeth Salander: si tratta infatti di una ragazza dal passato oscuro, considerata dalla società non autosufficiente e seguita da un tutore legale, ribelle e difficile a stabilire contatti col prossimo. Non voglio svelare altro della trama, che secondo me è uno dei punti forti del romanzo, ma dico solo che Lisbeth grazie alle sue capacità si ritroverà ad aiutare il nostro aitante giornalista nella ricerca della soluzione del mistero che porterà a galla un mondo di violenza sepolto.
Come dicevo inizialmente penso che le aspettative vadano oltre quello che è in realtà questo romanzo: è una storia molto ricca, costituita da svariati personaggi ben costruiti, ma la lunga premessa al protagonista (tra le altre cose) rende, a mio avviso, poco avvincente l’inizio vero e proprio della storia che sembra stentare a decollare. Il linguaggio giornalistico e spesso troppo tecnico (lunghe narrazioni che descrivono frodi economiche non sono certo una passaggiata per chi come me non ha questo background) fa sì che la storia venga presentata spesso in modo accademico se non gelido. La cosa che colpisce invece è come, in risposta a questo stile e modo algido di narrare, venga presentata una storia che in qualche modo turba il lettore andando a minare le normali certezze, mostrando fin dove la natura umana può spingersi, oltre la morale e oltre ogni immaginazione: la violenza c’è, e il male è nascosto dentro di noi. Larrson in questa indagine ce ne dà una prova lampante. Altra cosa interessante, ma questo è endemico all’autore e al suo essere svedese è l’ambientazione: ciò che abbiamo di fronte è la Svezia che tutti ci immaginiamo, quella del freddo, degli ampi spazi, dei costumi liberali, ma anche quella delle passioni nascoste, delle violenze inosservate che non potrà che rimanere nell’immaginario del lettore per molto tempo.
Consiglio questo volume a chi ama indagini e intrighi, non sono un appassionato del genere, ma questa storia si legge molto bene; chi ama appassionarsi avrà un bella sorpresa con il personaggio di Lisbeth, forse uno dei più interessanti del panorama letterario contemporaneo.

“A notte fonda si svegliò sentendo di essere sola nel letto e guardò giù dal soppalco e lo vide seduto al tavolo, chino sul computer. Rimase a lungo a osservarlo, la testa poggiata sulla mano. Sembrava felice, e lei si sentì all’improvviso curiosamente in pace con la vita”.

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