Il lungo addio (1953) di Raymond Chandler

lungoDopo molto tempo mi sono di nuovo lasciato coinvolgere dal Noir.  Comprai questo libro in una bancarella di volumi usati e approfittai dell’occasione per avere un giorno modo di conoscere il famoso Raymond Chandler. Durante queste vacanze ho avuto la possibilità di appassionarmi al romanzo, ma anche al genere di cui l’autore è uno degli esponenti maggiori, se non l’Esponente.  Questo libro se non erro dovrebbe essere uno degli ultimi della serie in cui il protagonista è Philip Marlowe, investigatore privato, duro ed elegante, fumatore e grande bevitore, e soprattutto narratore in prima persona della storia. Nel volume in questione Marlowe si trova invischiato in una serie di eventi e disavventure scaturiti dalla sua conoscenza fuori da un locale notturno con un certo Terry Lennox, un uomo al momento ubriaco e con un passato e una serie di problemi non indifferenti. Quella con Lennox sarà un’amicizia virile fatta di pochi incontri e di brevi discorsi, ma farà sì che Marlowe rispetti a tal punto il nuovo amico da finire in una serie di guai che preferisco non anticipare.  Non conosco il personaggio di Marlowe fin dalla sua prima apparizione, quindi non posso sbilanciarmi molto ma posso dire che conserva tutti gli elementi propri del classico investigatore privato fine anni ’40 di Los Angeles, modello proposto da Hollywood in molteplici occasioni: si tratta di un uomo solo, molto spesso tenace e dai modi rudi, ma efficaci e fermo nei propri principi, con uno sguardo lungo e trasversale nei confronti di una società lontana da lui ma nella quale sguazza da mattina a sera; dotato di un certo fascino con le donne e difficile nei rapporti con le forze dell’ordine. Quello che ho apprezzato molto del libro, oltre all’intreccio giallo che trova una conclusione solo nelle ultime pagine, è innanzitutto il personaggio del protagonista, così efficace che per certi aspetti il lettore – anche grazie all’espediente della narrazione in prima persona – riesce quasi ad immedesimarsi. Altro elemento affascinante del libro è l’ambientazione: la storia si svolge in una Los Angeles anni ’40, bruciata dal sole estivo e sferzata da un’aridità di sentimenti dovuta al tipo di personaggi presentati; si va dai bassifondi malfamati bacino della malavita ai locali semideserti nel tardo pomeriggio frequentati da ricche dame in cerca di avventure; dalle ville in collina con servitù e cadillac parcheggiate nel vialetto fino a poliziotti stanchi e impossibilitati dal loro stesso lavoro a fare giustizia. Le immagini che Chandler riesce a dipingere con le sue pagine sono indelebili e non posso che aver apprezzato questa lettura.  Consiglio il libro a chiunque amasse i gialli e le basi che hanno creato il Noir.

“Troncò la conversazione. Riattaccai il ricevitore dicendomi che un poliziotto onesto fa sempre il burbero quando non ha la coscienza tranquilla. E così si comportano i poliziotti disonesti. E così ci comportiamo tutti, me compreso.”

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