L’esorcista (1971) di William Peter Blatty

l_esorcistaLeggere il libro da cui è stato tratto un capolavoro del cinema horror e della storia del cinema in generale non poteva che essere una sfida per me che amo questo mondo. Va subito detto che il film propone una trasposizione piuttosto fedele del romanzo, mantenendone la struttura e lo svolgimento per tutta la storia, tralasciando ciò che forse cinematograficamente avrebbe appesantito una storia che non è leggera già di per sè. Più o meno tutti conoscono la trama: siamo a Washington e la giovane figlia di un’attrice famosa inizia a manifestare dei sintomi di una strana patologia, un misto di isteria e schizofrenia, con l’aggiunta di personalità multiple; la madre, dopo essersi rivolta a medici e psichiatri, arriverà a sottoporre la vicenda a Padre Karras, il quale alla fine deciderà di operare l’esorcismo sotto la supervisione del più esperto padre Merrin. Devo dire subito che ho apprezzato molto la lettura di questo libro, la vicenda scorre in modo molto naturale, il tutto raccontato con una prosa accattivamente non farcita di inutili descrizioni o pesanti monologhi interiori. Tra le cose più interessanti c’è ovviamente la descrizione della malattia della piccola Regan: viene descritta infatti come una lenta agonia, dal più innocuo e spordaico sintomo fino alle più visibili e devastanti manifestazioni di un male che la famiglia intorno a lei comincerà a capire e a temere solo quando ormai la discesa verso il fondo è giunta alla fine. In tutto ciò l’autore, mettendo il lettore nelle condizioni delle persone che sono accanto alla bambina, permette di seguire e appassionarsi alla vicenda, di informarsi sui casi di possessione avvenuti nella storia proprio come la mamma di Regan inzia a fare, porterà il lettore piano piano a credere a quanto realmente stia succedendo alla bambina. Un’altra cosa che ho trovato molto interessante è la caratterizzazione del personaggio di Padre Karras: la salvezza della giovane è nelle mani infatti di un gesuita tormentato, afflitto da problemi familiari e sensi di colpa, la cui fede vacilla; un gesuita che è anche un medico e che prima di decidere a svolgere l’esorcismo dovrà vagliare tutte le ipotesi e le spiegazioni mediche in suo possesso.
In conclusione la crudezza con cui viene raccontata la possessione della bambina e tutta la vicenda in sè non ha che un significato secondo me: quello cioè di portare alla luce l’eterno conflitto dell’uomo tra il razionale e la sua tendenza all’inspiegabile e all’irrazionale; non saranno sempre casi estremi come questo a far pensare l’uomo, ma nella vita reale il bisogno di affidarsi a qualcosa che non si conosce e non si può spegare, sia esso bene o male, è sempre stato presente nella natura umana e sempre lo sarà.

“Immediatamente dietro Sharon, avanzando velocemente a quattro zampe, come un ragno, il corpo arcuato all’indietro quasi a cerchio, c’era Regan. Per poco la testa non toccava i talloni. Sibilava come un serpente, mentre la sua lingua schizzava rapidamente dentro e fuori dalla bocca.”

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