Baghdad Blog (2003) di Salam pax

salamPiù che una recensione di un libro questa è la recensione di un blog: si tratta infatti di un libro che riporta i post del diario virtuale (weblog > blog) che un quasi trentenne iracheno scrive e pubblica su internet nei primi mesi del conflitto in Iraq del 2003. L’autore si firma con lo pseudonimo Salam Pax e come detto è un giovane architetto iracheno, omosessuale, il quale, avendo la passione per i blog decide di scriverne uno in cui racconta le sue giornate all’approssimarsi della “missione di pace” americana. Ogni suo post si caratterizza da una vena abbastanza sarcastica che gli permette di raccontare quello che succede secondo un’ottica che le testate giornalistiche mondiali non hanno mai avuto: molto spesso lo stesso Salam si ritrova a dover difendere la sua identità ed il suo essere “vero” in quanto molti altri utenti della rete e bloggers continuavano a credere che fosse un impostore o un agente americano sotto copertura (va detto che il blog è in inglese, lingua ben conosciuta da Salam). Nei confronti della guerra l’autore si pone in modo spesso ambivalente: non condivide la cosiddetta missione di pace poichè è comunque una vittima dei bombardamenti e delle crisi energetiche e alimentari che si verificano, ma nello stesso tempo non perde occasione di dirne di tutti i colori a Saddam e al regime: non vede negli americani una soluzione ai problemi dell’Iraq, è negli iracheni che va trovata la speranza e la via d’uscita. Più che soffermarmi sulla mera operazione commerciale di questo prodotto ho preferito documentarmi ed andare a vedere le pagine in rete e le fotografie scattate e caricate da Salam: probabilmente ne è stato fatto un libro proprio per il grande successo di quella che per lui era semplicemente una spontanea necessità o una valvola di sfogo, quindi non posso non ammettere che mi è piaciuto leggere questa sorta di Anna Frank internauta e vedere che anche in quel contesto c’era la voglia di vivere una vita relativamente “normale”.

“La vita ha un suo modo di andare avanti comunque. La sensibilità si attutisce, le cose smettono di scioccarti. Se c’è una cosa in cui credere è che la vita trova sempre un modo per continuare.Gli umani sono adattabili. E’ l’unico modo per spiegare come una specie così cretina è sopravvissuta sul pianeta senza estinguersi.”

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