Autosole (2003) di Carlo Lucarelli

autosole2Lucarelli in poche pagine (un centinaio scritte belle larghe) imbastisce dei brevissimi flash su una coda in autostrada: ogni piccolo capitolo porta il nome della macchina e non del personaggio nell’abitacolo e man mano che si va avanti si inizia ad avere una certa familiarità con i protagonisti. L’idea di base della serie di racconti è interessante, ma secondo me il tutto viene un pò stereotipato: c’è il camionista che va a trans, il manager che chiama l’amante, il ladro in fuga, il giovane autista di autobus che non sopporta gli anziani. Solo qualche trovata (come alcuni neologismi alla Benni) e il finale irreale e grottesco lasciano un’impressione positiva a fine lettura. La sensazione che si ha, leggendolo, è proprio quella di avere tra le mani un libro da viaggio, da leggere nelle brevi soste o proprio mentre si è seduti in autogrill, alzando ogni tanto lo sguardo verso la miriade di tipologie umane che ci passa intorno.

“L’autostrada diventa un serpente dalla scaglie fitte, che lentamente si allunga, si stende, abbagliante di riflessi, e attende, immobile, sotto al sole, respirando piano al ritmo roco dei motori accesi.”

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