Trilogia della città di K. (1998) di Agota Kristof

9788806154943gUn libro come questo non si lascia recensire in un attimo e nemmeno in modo tanto semplice; per quanto mi riguarda si tratta di uno dei romanzi più strani e assurdi che abbia mai letto. Innanzitutto va detto che ho letto la trilogia (Il grande quadrerno – La prova – La terza menzogna) raccolta nel volume unico e quindi ho avuto una comprensione della storia abbastanza completa e fluida;in secondo luogo l'”assurdità” di cui parlavo sopra è dovuta allo stile e alla scelta narrativa voluta dall’autrice: il romanzo infatti ci presenta, attraverso secche pennellate e descrizioni taglienti, brevi ed efficaci la storia di due fratellini gemelli che, in un paese dell’est devastato dalla guerra (il secondo conflitto mondiale), vengono lasciati dalla madre alle cure della Nonna (una vecchia strega terribile) e che iniziano a crescere in modo indivisibile e facendosi forza sul loro rapporto. Fin qui siamo all’inizio della trilogia, non anticipo nulla sulle altre due parti ma dico solo che si entrerà piano piano in un vortice di follia e devastazione morale che porterà a demolire tutte le certezze del lettore: quello che colpisce subito, come dicevo, è lo stile crudo, infantile ed essenziale, volto a descrivere gli avvenimenti come semplicemente appaiono, senza orpelli o vezzi poetici, dopotutto sono la guerra e il decadimento morale dell’uomo i veri protagonisti che annullano ed eliminano ogni speranza nella paradigmatica e sofferta esperienza dei gemelli (che scopriremo chiamarsi emblematicamente Claus e Lucas). Il senso di solitudine che accompagna l’opera è perfetto,inizialmente la si avverte nel bisogno di stare insieme dei fratelli, poi nella solitudine di uno dei due e poi nella spiazzante rivelazione finale che elimina del tutto ogni speranza. Ho trovato questa trilogia molto interessante, sicuramente un caso molto particolare nel panorama letterario contemporaneo e ha suscitato diverse sensazioni in me durante la lettura: in alcuni passi sembrava di leggere un Kafka ancora più alienante e scarno, in altre parti sembrava di essere in un film di David Lynch in cui nulla è come sembra, il tutto in una struttura perfetta, rigida e senza sbavature in cui ogni prospettiva fornita al lettore combacia con le altre in un gioco di specchi che riflette sempre e solamente un’unica e abbietta verità, quella cioè della guerra e delle deformazioni che essa procura.
Consiglio la lettura a chi voglia leggere qualcosa di diverso e non sia in un momento triste della sua vita altrimenti potrebbe lasciare la lettura dopo cinque pagine.

“Dimenticherà. La vita è fatta così. Tutto si cancella col tempo. I ricordi si attenuano, il dolore diminuisce”.

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2 thoughts on “Trilogia della città di K. (1998) di Agota Kristof

  1. Hai reso perfettamente la situazione del lettore arrivato a fine libro: assolutamente privo di certezze. E anche un po’ “svuotato” aggiungo io! Splendido comunque, a modo suo, ma splendido!

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