Notte Maledetta (1977) di Walt Curtis

nottemaleEsco da questa lettura un pò scombussolato e anche forse insoddisfatto; presi il volume in offerta perchè mi incuriosiva il fatto che dal libro fosse stato tratto il primo film di Gus Van Sant e perchè aveva quell’aria da beat generation che invece ingannava. “Mala noche” è infatti il titolo del manoscritto di Walt Curtis, scritto alla fine degli anni ’70, dedicato al periodo della sua vita in cui si frequentava con dei giovani messicani che “bazzicavano” Portland dopo essere immigrati clandestinamente. L’aria che si respira è abbastanza interessante, viene dipinto con tratti decisi un sottobosco urbano abitato da sbandati, disperati, drogati in cui il nostro protagonista in quanto lavoratore in un drugstore si erge quasi a protettore di queste vittime della povertà e della disperazione. In tutto ciò le sue frequentazioni con questi ragazzi appena usciti dall’adolescenza raggiunge livelli di vera e propria passione struggente d’amore che l’autore non si preoccupa di descrivere attraverso i loro rapporti sessuali, non lasciando nessun dettaglio all’immaginazione del lettore: è difficile capire quanto sia attrazione fisica e quanto invece sia l’amore che muove i protagonisti, ma ciò che rimane interessante, più che la descrizione pornografica del sesso (che avrei evitato) è appunto la riflessione sull’immigrazione e il presunto mondo di fortune che questi giovani cercavano quando abbandonavano il loro Messico saltando sui treni merci. Una delle cose che ho apprezzato riguarda invece il prodotto librario che avevo in mano: l’edizione completava il manoscritto con altre pagine e poesie dell’autore e scritti e disegni più recenti che affrontavano sempre il rapporto di Curtis con i giovani messicani ed altre sue esperienze, come il viaggio che lui stesso fece in Messico. Si evince da questo materiale corollario come questa fase della sua vita sia stata fondamentale nella sua formazione come scrittore e autore, gli anni passati al drugstore ad osservare la vita di strada dei miserabili lo abbiano aiutato a diventare il narratore che è, connotandolo come un poeta di strada e facendolo assimilire, per certi versi, ai grandi della beat generation del passato.

“Non mi stupisce che vogliano tornarsene sulla rassicurante Skid Road! A quel futuro impossibile che li attende, in quanto stranieri, senza un’educazione, un lavoro e del denaro. E’ un momento mistico.  Mi metto nei loro panni, capisco la lotta per la sopravvivenza che portano avanti, la loro instabile posizione economica. Come me sul fianco del pendio.”

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