Dieci Piccoli Indiani (1939) di Agatha Christie

dieci-piccoli-indianiQuesto romanzo si presenta già dalla trama come il paradigma del giallo classico: un gruppo di persone riunite da un misterioso ospite in un luogo isolato, vittime ad uno ad uno di un piano diabolico per eliminarle. Da amante del genere non potevo non apprezzare il libro, ogni elemento viene fornito nel modo più semplice ed elegante, senza lunghe descrizioni che appesantiscono ma conferendo la giusta caratterizzazione a luoghi e protagonisti. Nel corso dello svolgimento vengono offerti al lettori vari punti di vista, diversi a seconda del personaggio in modo da non permettere la risoluzione dell’enigma e non favorire nessuna ipotesi rispetto ad altre: ci si lascia trascinare in questo gioco al massacro secondo un ritmo in crescendo che viene bilanciato appunto dalle riflessioni degli ignari (tutti lo sono?) protagonisti. Altro elemento che ho gradito è stato la scelta dell’ambientazione; la vicenda si svolge infatti in una villa che si trova su un piccolo isolotto disabitato a circa un miglio dalla costa: questa soluzione è molto utile per circoscrivere l’enigma e aumentare le dinamiche psicologiche dei personaggi, il senso di abbandono e nello stesso tempo la possibilità di controllare entro lo spazio circoscritto dell’isola le mosse di un assassino che però, rimane sempre un passo avanti a loro. In tutto ciò non ho mancato di notare come la violenza e scene esplicitamente violente siano escluse dalla narrazione: sembra quasi che l’autrice prediliga la violenza psicologica nei confronti dei protagonisti rispetto alla descrizione di alcune delle morti efferate che avvengono nell’isola: l’assassino infatti colpisce mettendoli di fronte alle loro colpe del passato prima di punirli con una sentenza di morte. Posso dire in conclusione che il titolo “dieci piccoli indiani” (riferimento ad una filastrocca e al numero delle vittime) forse andrebbe modificato aumentando di una unità il numero degli indiani: 11 infatti sono secondo me i protagonisti, a loro va aggiunto il lettore che non può esimersi dal fare ipotesi sull’identità dell’assassino e quindi deve considerarsi a tutti gli effetti forse l’unico sopravvissuto e testimone del delitto multiplo perfetto ordito dalla grande Agatha Christie.

“C’era qualcosa di magico in un’isola: bastava quella parola a eccitare la fantasia. Si perdeva il contatto col resto del mondo, perchè un’isola era un piccolo mondo a sé. Un mondo, forse, dal quale si poteva non tornare indietro.”

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