La rivincita di Capablanca (2008) di Fabio Stassi

ImmagineEcco un libro che consiglierei veramente a tutti, scritto bene, interessante e particolarmente avvincente. Prima di tutto qualche premessa, Capablanca è un campione del mondo di scacchi realmente esistito, cubano di nascita ha giocato nei due periodi divisi dalla seconda guerra mondiale. La mia passione per gli scacchi mi porta a conoscere in maniera più approfondita il personaggio, come tutti gli appassionati mancando di un vero talento ci si appassiona degli aspetti accessori del gioco, era un novello Rodolfo Valentino eccelleva negli scacchi come in molti altri sport, la sua immagine era ben lontana dallo stereotipato misantropo dello scacchista classico.
Altro personaggio principale del romanzo è, il sempre realmente esistito, Aleksandr Aleksandrovic Alechin, russo di adozione francese, una vita molto complicata tanto da far intravedere numerose turbe psichiche, viveva di scacchi in tutti i sensi tanto da costituirne per lui una vera e proprio ossessione, ricordato soprattutto per le sue teorie innovative su apertura e mediogioco.
Alechin e Capablanca si scontrarono in numerosi tornei dove ne uscì per la maggior parte delle volte vincitore Capablanca, in maniera del tutto inattesa però Alchin vinse lo scontro per il titolo di campione del mondo senza mai dare la rivincita al Cubano.
Il racconto prende le mosse, è proprio il caso di dire, da questa rivincita mai concessa ma sempre inseguita e agoniata inutilmente dal Cubano. Si presenta come una lunga introspezione, durante uno degli incontri di avvicinamento a questa rivincita, introspezione che porterà il lettore a rivivere tutta la vita del campione attraverso i suoi ricordi. Alechin sarà sempre descritto come il grande nemico ma la sua descrizione giungerà sempre come qualcosa di filtrato di soggettivo rispetto a Capablanca, la nemesi che Alechin rappresenta è del tutto personale al protagonista e non avremo mai la possibilità di sapere il suo di punto di vista.
Ho sempre apprezzato poco libri e film sul tema degli scacchi che non siano prettamente tecnico; troppo spesso chi se ne occupata tende a mistificare il gioco, il lato simbolico attrae moltissime persone che troppo spesso ne trascurano il lato pratico. Fin dalle prime pagine di questo libro invece si capisce che lo scritto conosce la materia di cui si parla, sa quali sono le emozioni che può suscitare una partita. Con notevole maestria mescola termini tecnici che piacciono allo scacchista ma non entra in particolari che potrebbero confondere il non giocatore.
Il libro riesce a portare avanti uno dei paralleli più comuni, più semplici e aimè anche più sprecati della letteratura: quello tra la grande battaglia che è innegabilmente rappresenta la vita e una partita la battaglia che invece avviene sulla scacchiera. La grande novità è che Stassi riesce benissimo in questo suo intento i ripetuti flashback del campione con nozioni elementari di strategia scacchistica permettono di delineare in maniera perfetta il carattere, sicuramente molto romanzato, di questo Cubano.
La contrapposizione che l’autore mette in mostra non è solo la contrapposizione tra due individui, c’è qualcosa di molto più profondo che li divide. Sono due diversi modi di vedere la vita, di concepire il successo; o forse se vogliamo sposare l’aforisma che, descrive gli scacchi come l’arte celata sotto forma di gioco allora cui si scontrano due forme diverse di concepire l’arte: Capablanca con la sua con la sua pulizia di gioco, con la sua linearità, non è altro che la forza dell’eleganza classica del bello in quanto piacevole per se e per gli altri; Alechin, di contro, con il suo estro, con la naturale capacità di guardare oltre, di rompere gli schemi di non accettare nulla di precostituito rappresenta benissimo l’urto dell’avanguardia Moderna.
La rivincita di capablanca non è soltanto un romanzo psicologico, è ricco di momenti descrittivi, si respira una calma una pacatezza nella descrizione di cuba che mi ha ricordato spesso il sud di Niccolo Ammaniti, quel caldo che rallanta i movimenti ma che li rende più piacevoli. C’è molta sicilia in questa cuba.
L’inseguimento del riscatto personale di un campione che, in fondo, non aveva nulla da dimostrare a nessuno, rende il libro uno splendido affresco sulla condizione umana intesa come evoluzione, inseguimento. Inseguimento che però non è dato dal destino e che può non giungere a compimento rendo la vita anche profondo dramma.
Concludo solo complimentandomi e ringraziando l’autore Fabio Stassi di un così magnifico libro.

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