Belli e dannati (1922) di Francis Scott Fitzgerald

belliedannatiFinito di leggere il suo per me terzo romanzo, posso affermare che Francis Scott Fitzgerald sia uno dei miei scrittori preferiti: si confermano infatti tutti gli elementi che mi avevano convinto ne “Il grande gatsby” e”Dii qua dal paradiso” ovvero lo stile inconfondibile (la sua cosiddetta “allusività magica“), la vicenda quasi paradigmatica e l’ambientazione struggente e affascinante. Antony Patch, un giovane appena uscito da Harvard disilluso e viziato, conta di fare la bella vita della New York del secondo decennio del novecento, sperperando la rendità familiare e contando sull’eredità del ricco e conservatore nonno che tarderà a finire nelle sue mani. Accanto a lui, Gloria Gilbert, bellissima ragazza senza valori, diventerà sua moglie e lo seguirà in questa parabola logorante e discendente per la ricerca di una felicità. Il mondo dipinto da Fitzgerald è rovinato dal desiderio di ricchezza che si insidia nei protagonisti: la nuova generazione è lontana dalle fatiche del lavoro, ma pronta a dare feste in casa tutte le sere, è immersa nell’alcool (siamo negli anni del proibizionismo) e nella superficialità dell’estetica come unico metro di paragone tra gli uomini. Rimane comunque difficile non simpatizzare per i protagonisti e soprattutto per Antony, il suo tentativo ingenuo e innocente di iniziare a scrivere una monografia sul rinascimento, appena uscito dall’università, viene sbaragliato dai dettami di una società che Fitzgerald conosce profondamente e verso cui sembra puntare il dito: dopotutto Antony cerca solo un posto nel mondo, insicuro, certo solo di un’eredità che crede gli spetti di diritto, si appiglierà a questo con tutte le sue forze, deteriorando se stesso e il suo rapporto con Gloria, distrutta anch’essa e priva della sua bellezza giovanile. Nei lunghi dialoghi tra Antony e i suoi amici (Maury e Dick) l’autore fa passare le proprie riflessioni sul valore della letteratura contemporanea, la politica, la prima grande guerra e l’avvento del proibizionismo: sembra che la figura del dandy di fine secolo non abbia in quegli anni alcun futuro; il forte realismo della guerra – che unisce tutti gli uomini nelle fila dei battaglioni – e il potere amorale e incessante del denaro, dio senza valori e fondamento della nuova società statunitense, taglieranno le gambe a personaggi come Antony e Gloria, belli e dannati che cercano la felicità e il successo senza fare nulla per procurarselo.

“Gli occhi di lei parvero guardarlo da molti millenni: qualsiasi emozione potesse aver provato, qualsiasi parola potesse aver pronunciato, sarebbero sembrate inopportune accanto all’opportunità del suo silenzio, ineloquente a contrasto con l’eloquenza della sua bellezza…e del suo corpo stretto a lui, snello e fresco”

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