Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici (2007) di Piergiorgio Odifreddi

ImmagineNon è facile recensire un libro di questo tipo per molte ragioni: primo, non si tratta di un romanzo bensì di un saggio; secondo, il tema trattato e talmente delicato, personale e soggettivo da rendere una critica oggettiva praticamente impossibile; terzo, se una critica oggettiva è impossibile è altresì impossibile parlare di un libro del genere senza divagare in considerazioni o pareri del tutto personali.
Dopo aver fugato ogni dubbio sul carattere particolare di questa recensione, posso procedere con un’altra dovuta precisazione ovvero che sono ateo e che quindi in linea teorica il mio pensiero dovrebbe essere molto più vicino a quello dell’autore di quanto in realtà non sia.
Perchè parlo di linea teorica e non di linea pratica: semplicemente perché esco dalla lettura di questo libro completamente deluso e insoddisfatto, senza aver peraltro trovato alcun punto in comune con la visione religiosa dall’autore che appare troppo spesso più ottusa di quanto non ci si possa aspettare da un “matematico impertinente” come si ama definire.
Il libro non è altro che un insieme di informazioni più o meno storiche, fornite in parallelo alla lettura dei passi più significativi della Bibbia. Si parte dall’Antico Testamento fino ad arrivare alle Lettere degli Apostoli.
Trovo veramente superflua e forzata tutta la parte sull’Antico Testamento, i cui racconti non possono essere presi alla lettera, ne credo ci sia nessuno che, con un minimo di scolarizzazione sia disposto ad accettarle come verità scientifiche. Non serve un luminare della matematica per aver seri dubbi sulla creazione del mondo, sul paradiso terrestre, su Caino e Abele o su qualsiasi altra tipo di storia si voglia prendere in considerazione. Quello che mi domando è quale tipo di credente uscirebbe scosso dalla lettura di un capitolo del genere? Beh credo proprio nessuno, a parte il dettaglio storico non c’è nulla di nuovo all’orizzonte, nessuna fede sarà scossa. La seconda cosa che mi domando e poi quale ateo sarà scosso o potrà trarre spunti interessanti per la propria convinzione religiosa? Purtroppo anche in questo caso devo rispondere nessuno. Un ateo già fermo sulla propria posizione non trarrà assolutamente nulla di nuovo dalla lettura di queste pagine, forse qualche aneddoto interessante per eventuali battibecchi da bar ai quali il nostro autore sembra rifarsi, quando tenta dell’ironia dissacrante che sinceramente non ha incontrato affatto il mio gusto.
Ho trovato invece la parte sul Nuovo Testamento molto più interessante. Ho sempre incontrato difficoltà ad effettuare una critica seria e sensata sul mistero della trinità, considerando che quest’ultima è di difficile spiegazione anche per i cattolici stessi. Qui finalmente ci viene in auto il libro e il suo autore che, con una serie di argomentazioni prettamente logiche, mette in evidenza controsensi e irrazionalità non facili da cogliere senza una mente particolarmente lucida e preparata.
In questa parte l’autore da il meglio di se, mostrando, se ce ne fosse stato bisogno, che il suo campo di attività non è la storia o la filosofia bensì la, per lui più congeniale logica matematica, nella quale riesce ad essere finalmente distaccato e freddo, come la trattazione di qualsiasi materia a livello scientifico richiederebbe.
Stimolante risulta anche il parallelo tra cattolicesimo e altre dottrine cristiane diverse dalla realtà italiana. Personalmente trovo questo aspetto sia poco rilevante per un ateo dal punto di vista filosofico religioso, ma di certo non si può dire che non sia un buon bagaglio culturale da avere a disposizione. Anche qui purtroppo la solita pecca dell’autore che non smette di ridicolizzare chiunque abbia un idea diversa dalla sua con la solita aria di superiorità e di sberleffo troppo spesso vista sulla faccia di questi pseudo intellettuali.
In conclusione, non posso di certo dire di aver gradito questo libro, lo ritengo fondamentalmente un libro nozionistico, spacciato come libro rivoluzionario ma che di rivoluzionario in fondo, non ha proprio nulla.
Traspare troppo, e troppo spesso quella rabbia irrazionale che accompagna intellettuali di sinistra nei confronti della religione, purtroppo questo atteggiamento non fa altro che far apparire le loro opere e loro stessi: poco affidabili, poco razionali, poco interessanti e soprattutto troppo spesso poco rispettosi degli altri.
Se un’indagine storica si voleva fare allora i mezzi da utilizzare erano quelli dello storico, non quelli della satira, non quelli della critica, non quelli di altre materie poco attinenti. L’autore ha dimostrato di non voler utilizzare tali strumenti e probabilmente di non possederli.

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