La città sostituita (1957) di Philip K. Dick

ImmagineNon credo, ma soprattutto non voglio presentare un autore che non ha bisogno di presentazione: Philip K. Dick è infatti uno dei massimi esponenti della fantascienza di tutti i tempi nonché la punta più alta della fantascienza moderna.
Preferisco dilungarmi maggiormente sugli aspetti “storici” del racconto in questione, la città sostituita scritto nel 1957, rappresenta insieme all’altro racconto, L’occhio nel cielo, il punto di partenza di quella che sarà poi la narrativa più classica dell’autore. Una versione ridotta dello stesso era poi stata pubblicata già nell’anno precedente su una rivista di settore, come era consuetudine in quegli anni.
Classificare il racconto come fantascienza è sicuramente riduttivo e forviante: gli elementi più classici del genere sono infatti assenti sostituiti invece da un’ambientazione a tratti surreale e che in più di qualche occasione ricorda da vicino le atmosfere che si respiravano con la serie cult “Oltre i confini della realtà”.

La protagonista della storia, ancor più che il sig. Ted Barton, è Millgate, piccola cittadina della provincia americana. Qui ritroviamo un tema che sarà poi caro all’autore, ma che in generale si ritrova spesso nella letteratura e più in generale nell’immaginario americano. La piccola cittadina dispersa nella campagna, mal collegata dalle infrastrutture tanto da risultare praticamente isolata, viene qui nobilitata dalla propria funzione di “campo di battaglia cosmico”, come se l’autore volesse ridare dignità al paesino disperso, inserendolo in un disegno universale rompendo così prepotentemente l’atavico isolamento.
Pur essendo un romanzo praticamente d’esordio, ritroviamo il forte simbolismo che poi caratterizzerà la produzione futura dell’autore.
Tralasciando la parte simbolica che sicuramente è maggiormente sviluppata in romanzi più maturi, mi piacerebbe invece analizzare meglio la componente magico/mistica presente in maniera preponderante. Lo scontro delle due divinità, una creativa e l’altra distruttiva, richiama fortemente visioni religiose orientali, pensiamo allo yin e yang, l’equilibrio dato dalla contrapposizione di due forze opposte. E’ evidente quindi una forte attrazione dell’autore verso visioni cosmiche diverse da quelle cattoliche e occidentali. Si può notare anche una certa maturazione su questo tipo di tematiche con lo scorrere del libro stesso; inizialmente pare che la contrapposizione sia molto più banale e classica, riducendosi ad un semplice scontro tra cattivi e buoni, nel concitatissimo finale l’autore si riprende, ritrovando una visione più ampia dello scontro, viene superato finalmente il giudizio morale riconoscendo pari dignità alle due forze contrapposte essenziali per l’equilibrio stesso dell’universo.
Per gli appassionati di fumetti è possibile notare una forte somiglianza tra la visione cosmica di Dick e quella dell’universo Marvel, soprattutto per quanto riguarda le “saghe cosmiche”. Impossibile non notare la stretta somiglianza tra gli avatar rappresentanti le forze dell’universo Marvel e i due Ahriman e Ormazd.
Prima di concludere vorrei porre l’attenzione sui golem utilizzati da Peter, nuovamente l’autore attinge a tradizione distanti da quella americana, in questo caso di est europeo. Si nota però già l’interesse verso i simulacri dell’uomo che verranno sostituiti nelle produzioni successive dai più tecnologici robot.
In conclusione un libro godibilissimo con non pochi spunti interessanti, assolutamente non banale pur essendo l’opera giovane di un grandissimo scrittore.
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