Il giorno della civetta (1961) di Leonardo Sciascia

ImmagineHo letto questo libro per la prima volta a scuola nei primi anni delle superiori. Come tutti i libri letti in quel periodo mi scivolò addosso senza troppo entusiasmo tanto che fino a pochi giorni fa non ricordavo praticamente nulla della trama.
Ma questa seconda lettura ha lasciato in me una traccia ben più profonda di quanto non abbia fatto in precedenza.
L’autore, Sciscia, è un siciliano e in quanto tale ha avuto come punti di riferimento letterari altri due suoi coisolani illustri, Verga e Pirandello; se dal primo ha ereditato la passione per temi fortemente siciliani, come la mafia appunto, del secondo le frequenti iperboli che scongiurano il rischio di un troppo accentuato “verismo”.
Il racconto ruota intorno ad un inchiesta ambientata in Sicilia dove, come solitamente accade nelle opere di questo autore è coinvolta la mafia. Anche qui, come nel “Pasticciaccio brutto di via Merulana”, ci troviamo di fronte all’utilizzo di un genere letterari specifico come quello poliziesco ma per scopi più alti che non siano quelli del semplice intrattenimento.
Il libro non è più lungo di 120 pagine pur avendo una struttura abbastanza complessa e questo ci fa capire di come l’autore abbia fatto una grande opera di limatura sulla narrazione. Sono presenti infatti solo gli elementi fondamentali della storia e solo gli avvenimenti strettamente necessari al lettore per poter capire al meglio le vicende. Questa estrema sintesi conferisce al racconto un ritmo serrato il quale unito con i frequenti monologhi anonimi dei mafiosi rende il tutto altamente interessante e avvincente.
Quello che più colpisce e più fa riflettere in tutto il romanzo sono i monologhi interiori del capitano Bellodi e le già citate telefonate anonime. Credo che il coraggioso capitano sia una trasposizione letteraria dell’autore stesso: l’opposizione alla mafia, l’elevato grado di cultura spesso esibita nel racconto dal capitano e non per ultimo il comunismo, vissuto nel libro non come esigenza politica ma più che altro come unica contrapposizione alla mentalità fascista
Per quanto riguarda invece le telefonate anonime, queste rappresentano un contrappunto continuo alle indagini. Se analizziamo l’indagine nelle prime 70-80 pagine tutto scorrerebbe in maniera molto lineare: viene uccisa una persona, vengono fatte le indagini, si arriva molto velocemente a capire chi sono i maggiori responsabili e si arriva anche abbastanza facilmente a incastrare i colpevoli. Siamo ben lontani dal giallo anglosassone tutto enigmi ma proprio queste telefonate: equivoche, misteriose, potenti, conferiscono al libro grande profondità. E’ questo l’intelligente espediente letterario per rendere il tutto molto più avvincente. Si intuisce che dietro gli interlocutori si nascondono personaggi potenti ma non si capisce a fondo quale è la vera forza di queste telefonate. Fino alla fine non sarà chiaro come si andranno ad unire quelle che sono due storie parallele, un’indagine effettiva e una contro-indagine di fatto.
Dal punto di vista narrativo questo canone proposto è molto interessante con un finale a sorpresa riuscitissimo, sarebbe però un errore fermarsi a tessere le lodi di questo libro solo per quella che è la forma utilizzata. Il libro offre molto di più, regala uno spaccato profondo della Sicilia e della mentalità mafiosa; per niente scontato; permettendo in tal modo, di poter essere capita sia dal “continentale” lontano da determinate logiche sia chi determinate logiche è costretto a viverle giornalmente.
La critica più facilmente amovibile nei confronti dell’opera può essere una certa arretratezza nei confronti della trattazione del problema mafioso, oggi molto più complesso e articolato e con molto meno senso dell’onore di quanto non traspaia ne “Il giorno della civetta”. Queste critiche sono innanzitutto, vere a posteriori, ricordiamoci sempre l’anno di pubblicazione: 1961, il problema mafioso era sottovalutato quando addirittura negato, il libro rappresentava quindi una viva e cruda denuncia politica sociale e culturale del meridione e non solo. Il merito dell’autore non può essere limitato alla semplice contestualizzazione storica del testo. Sciascia va ben oltre, anticipa e denuncia un fenomeno, quello dell’ingerenza mafiosa nella politica con almeno 30 anni di anticipo, piaga con la quale l’Italia ancora sta facendo i conti.
Un libro a lunghi tratti piacevole e divertente con un finale amaro che fa a lungo pensare alla situazione del Sud e Italiana più in generale, consigliato veramente a chiunque. Un libro che più di ogni altro mi ha mostrato la capacità della letteratura di descrivere uno spaccato della realtà e di farlo rivivere e capire al lettore. Un nuovo fulgido esempio di come anche la letteratura di genere possa essere letteratura d’autore.

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