Lolita (1955) di Vladimir Nabokov

lolitaIncappato per caso in questo romanzo, ormai un classico del secolo scorso, ne esco piacevolmente colpito pur avendo faticato, per motivi personali, nel portare a termine la lettura. Il racconto in prima persona, lasciato come memoriale durante la sua permanenza in carcere, del professor Humbert è un viaggio appassionato e delirante che cerca di illustrare la sua ossessione per la piccola Dolores Haze detta Lolita. Humbert racconta infatti come gli amori e le avventure della sua vita siano sempre stati all’inseguimento della tredicenne Annabelle con cui ebbe la sua prima esperienza da ragazzo: Lolita è solo il coronamento di una ricerca lunga anni e poco importa che Humbert adesso sia un uomo e Lolita poco più di una bambina. Agli occhi del protagonista Lo (come spesso la chiama lui) è l’ggetto del desiderio, è colei che con ogni gesto riesce a trasmettere la giusta emozione e a renderlo felice. Il fatto che per starle vicino Humbert si riduca a sposare sua madre è solo secondario, avrà modo infatti di poter vivere un’avventura on the road con la piccola e decisamente poco “innocente” Lolita. La parte più interessante del racconto è il viaggio dei due attraverso gli Stati Uniti, un viaggio senza meta fatto di colpi di testa, lunghe pause e momenti filtrati dal ricordo di Humbert, decisamente delirante e allucinatorio: è Lolita veramente la bambina spregiudicata che si ferma a parlare con qualsiasi adulto sconosciuto o più semplicemente la vittima del rapimento da parte di un pedofilo voyeur pseudointellettualoide? Nell’ultima parte, la resa dei conti prevede forse una presa di coscienza degli errori da parte di Humbert ma la vendetta (nei confronti di Lolita? di colui che gliel’ha portata via? verso se stesso?) verrà comunque portata a termine. Un libro quindi decisamente interessante, al di là delle censure e polemiche per la tematica affrontata e per gli anni in cui è uscito, scritto in modo elegante e appassionato nella forma a me particolarmente gradita del racconto di viaggio in cui il protagonista, pur essendo quello che è, suscita da subito simpatia.

“Ti prego lettore…Immaginami; non esisterò se non mi immaginerai; cerca di discernere in me la cerbiatta, tremante nella foresta delle mie stesse iniquità; lasciati andare, persino, a un breve sorriso. In fin dei conti, a sorridere non c’è nulla di male.”

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