La scimmia e l’essenza (1949) di Aldous Huxley

lascimmiaHuxley ripropone con questo libro una sua personalissiama visione di un futuro distopico, visione che influenzerà – come anche è stato per Il mondo nuovo – un certo cinema e letteratura di genere degli anni che seguiranno. Il romanzo in questione si divide in due parti: nella prima abbiamo il narratore e un suo collega sceneggiatore di Hollywood che tra un discussione e l’altra decidono di andare a cercare l’autore di un manoscritto  (“la scimmia e l’essenza” appunto) che li ha particolarmente colpiti. Nella seconda parte è riportato il soggetto cinematografico di cui i due parlavano, viene riportato senza alcuna interpolazione del nostro narratore e viene mantenuta la struttura della sceneggiatura con anche le indicazioni delle inquadrature etc. La storia immagina un mondo devastato da un qualche evento terribile (una guerra nucleare?) in cui solo l’Africa e la Nuova Zelanda, essendo zone di scarso interesse politico, sono rimaste come le conosciamo mentre nel resto del mondo e in special modo negli Stati Uniti gli umani, regrediti e nel peggiore dei casi mutanti, adorano satana e praticano il culto del dolore. In altre zone dell’America invece dominano le scimmie. Il ruolo del protagonista viene affidato ad un botanico proveniente dalla nuova zelanda  e, una volta catturato, cercherà di accaparrarsi le simpatie del clero comandante e si innamorerà di uno dei vascelli (così vengono chiamate le donne, utili solo per la riproduzione e alcuni lavori pesanti). Questa la storia, come dicevo vista e rivista negli anni, ma il taglio grottesco che ne fornisce l’autore è la marcia vincente del romanzo: nella prima parte sono presenti frecciatine al mondo patinato e superficiale di Hollywood mentre nella seconda l’immaginazione va oltre fino a dipingere uno di quei futuri tanto temuti e possibili: l’abbrutimento dell’uomo, la nascita di un clero specularmente opposto a quello di tante religioni attuali (comica è l’usanza di farsi “il segno delle corna“) e la paura come strumento di governo sono alcuni dei più efficaci tratti che Huxley utilizza per far riflettere e discutere sulla politica dei suoi anni. Un titolo quindi a mio avviso poco conosciuto ma molto particolare e che merita sicuramente un posto nelle librerie degli appassionati di questo genere.

“Ritorno alla fame. La nuova fame, la grande fame, fame di giganteschi classi proletarie industrializzate, fame di cittadini pieni di soldi, provvisti di ogni comodità moderna, con automobili e radio e qualsiasi ordigno immaginabile; fame che è causa di guerre totali che sono causa di fame anche maggiore.”

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