Dune (1965) di Frank Herbert

ImmagineHo visto per la prima volta il film di David Lynch nell’estate del 1986 nell’arena del mio paese, non rammento molto di quella serata e non posso dire di ricordare il film grazie a quella prima visione, quello che ricordo con assoluta certezza fu però l’atmosfera magica che quel film mi regalò e la passione per la fantascienza che da quel giorno non mi avrebbe mai più abbandonato.
In seguito ebbi modo di rivedere il film molte volte, tanto da diventare ben presto il mio film preferito, ritrovandomi così nella situazione peggiore per chi legge un libro, quella cioè di aver prima visto il film.
Era chiaro quindi che la mia lettura sarebbe stata influenza dalla visione del film così come (per fortuna o purtroppo) ne sarà influenzata la mia recensione.
La prima cosa che mi ha colpito del libro sono state le note presenti nella terza pagina:

Il puro piacere dell’invenzione e della narrativa ad altissimo livello. Isaac Asimov
Un mondo che nessuno ha ancora saputo ricreare con tale perfezione. James Cameron
Il meglio. Oltre ogni genere letterario e ogni epoca. Stephen King
Senza Dune, Guerre Stellari non sarebbe mai esistito. Gorge Lucas
Dune è parte integrante del mio universo fantastico. Steven Spielberg

Non credo siano necessarie le mie parole per mettere in evidenza, ancora di più, l’importanza di Dune nell’immaginario collettivo fantascientifico, infatti i più importanti esponenti della fantascienza di questo secolo pongono il libro al centro delle loro produzioni. Quello che sbalordisce è invece il relativo anonimato dello stesso, ma anche dell’autore, nei confronti del grande pubblico, questo credo sia spiegabile solo dalla complessità della trama e del mondo ideato dall’autore. L’infinito deserto, le macchine volanti, i vermi; risultano forse ancora di difficile riproduzione da parte del grande circo hollywoodiano e quindi poco appetibili all’unico grande mercato che sarebbe in grado di proiettare l’opera nell’olimpo della grande distribuzione.
Ma forse la motivazione è ancor più sociologica che non tecnica e si può trovare direttamente nelle parole di George Lucas. Dopo aver letto Dune appare chiaro come l’universo di Guerre Stellari si sia liberamente ispirato a quello di Dune gli elementi sono praticamente gli stessi: come la riproposizione in chiave fantastica del periodo sette-ottocentesco, un forte e immenso impero centrale nel suo momento di decadenza, la corruzione, la netta divisione tra bene e male senza compromesso alcuno, la religione come forza temporale e il misticismo religioso in genere. E’ come se Guerre Stellari con la sua versione edulcorata dell’universo di Dune avesse colmato un bisogno immaginifico richiesto dal pubblico stesso; bisogno calmato in maniera così eccellente da non lasciare più spazio, almeno per quanto riguarda il grande pubblico, ad altri universi simili, abbiano questi diritto di paternità o meno.
Tornando al libro vero e proprio, gli elementi centrali sono due: il rapporto con il deserto e quello con la religione.
Per quanto riguarda il rapporto con il deserto questa è stata sicuramente la parte che ha permesso all’autore di mettere in mostra le sue capacità inventive. Ecco allora nascere tutta una serie di dispositivi ingegnosi per intrappolare l’acqua; primo tra tutti la nota tuta distillante primo baluardo difensivo contro il deserto. Nell’introduzione del libro è presente un piacevole discorso tenuto dallo stesso autore proprio sul problema dell’acqua nel suo universo narrativo, da cui si evince l’interesse di Herbert a tal punto da approfondire l’argomento per poi riproporlo in condizioni estreme nel suo universo narrativo. In questo senso è ancora più lampante nella descrizione dei meccanismi che si celano dietro l’intero ecosistema di Dune, spiegato in maniera minuziosa e dettagliata dal planetologo Liet Kynes.
Quello che affascina di più e che a parer mio ha contribuito a far diventare il libro un cult, è sicuramente l’aspetto mistico religioso. Qui troviamo anche le differenze maggiori, almeno concettualmente, con il film. Lynch si lascia affascinare dalla componente mistica sicuramente più adatta a far presa sul pubblico cinematografico, così facendo però si perde completamente la parte, più razionale, più calcolata e sicuramente più interessante. La forza della religione risiede nella capacità di scoprire la verità e smascherare la menzogna, verità che diviene così come l’acqua su Dune, fonte di potere accessibile solo a pochi. L’universo di Dune è un matriarcato, gli uomini hanno posizioni di comando ma il loro potere è di facciata, quello che viene concesso agli uomini è l’autorità, il carisma ma non il completo potere. L’imperatore non sarebbe nulla senza la sua veridica, immancabile in ogni incontro delicato, la fragilità del Duca Leto che è evidente al suo primo confronto con Jessica, ma c’è di più; tutte le nascite e i matrimoni sono pianificati dalle Bene Gesserit, piano questo che scavalca qualsiasi uomo a qualsiasi livello tanto da rimanere segreto a non adepti; ogni grande casata ha una donna nelle posizioni più vicine a quelle di comando. Unica eccezione per gli Harkonnen destinati infatti alla sconfitta. E allora il parallelo tra acqua e donne e ancora più forte: l’acqua, fonte di vita, così come la donna, ma dotata di una forza tale da poter provocare la morte, come del resto le pericolosissime abilità di ogni Bene Gesserit.
La nuova religione femminile immaginata da Herbert ricorda molto da vicino la psicostoria Asimoviana. La prima viene definita religione ma con forti elementi scientifici: nella gestione delle risorse chimiche del corpo, nella manipolazione genetica delle nascite. La seconda definita scienza ma i propri studiosi vengono venerati come dei sacerdoti (soprattutto nell’ultimo libro del ciclo), il punto centrale in comune è però la visione e quindi il controllo del futuro. La verità come potere, la verità assoluta che genera la visione del futuro porta quindi al potere assoluto e questo è presente tanto in Herbert quanto in Asimov.
Una aspetto particolarmente interessante è la manipolazione religiosa effettuata sul pianeta Dune da parte dell’ordine Bene Gesserit come, l’inoculamento premeditato di elementi religiosi fittizi nella popolazione, false credenze alimentate dall’ordine stesso, l’utilizzo di cerimonialità studiate a tavolino come forma di controllo su popolazioni barbare. Ciò denota una buona conoscenza da parte dell’autore di molte meccaniche antropologiche e rende ancora più evidente di come l’ordine religioso sia fondato su logiche razionaliste. Purtroppo tale aspetto è completamente trascurato nel film rendendo necessarie alcune evidenti forzature in fase di sceneggiatura.
Alla luce di questa visione è chiaro come la figura del Messia Paul sia completamente discordante tra film e libro. Nel romanzo infatti Paul rappresenta la rottura di tutti i dogmi religiosi preesistenti, la sua forza è proprio nella fusione in una sola persona delle prerogative sia maschili che femminili, egli racchiude in se: il diritto del comando, dato dalla sua discendenza nobile; il carisma, prerogativa sempre maschile nell’universo di Herbert; controllo sulla verità, grazie agli insegnamenti Bene Jesserit impartiti dalla madre e la conoscenza del futuro, stadio ultimo della verità. Questa sintesi di qualità è resa ancora più terribile dalla mancanza di controllo da parte dell’Ordine. Per la prima volta, infatti chi detiene tutti i poteri è indipendente e allo stesso tempo pericolosissimo, ne sono testimonianza le ripetute visioni di Paul.
Nel film, ancora una volta purtroppo, non si riesce mai a focalizzare il vero potere di Paul nella sua capacità di vedere il futuro, tutto è molto vago tanto da rischiare di associare la forza del messia nella forza del Modulo Estraniante (questo poi non presente affatto nel libro originale).
Sembra che “Storia del declino e della caduta dell’impero Romano” di Gibbon abbia fortemente ispirato Asimov nel suo ciclo più famoso di romanzi. Anche Herbert non sembra indifferente al fascino del libro con una visione questa volta capovolta. Se la caduta dell’Impero Romano avviene a causa di un processo di indebolimento prima tra tutto sociale dovuto all’agiatezza generale della popolazione, nell’Universo di Dune quello che avviene è esattamente il contrario, la fortificazione di un popolo attraverso il proprio stato di disagio dove la legge del più forte è ancora elemento di selezione naturale. Questa tesi è rafforzata ancora di più dalla “prova del nove” di Salusa Secundus, infatti per poter battere i temibili Sardaukar era necessario un popolo costretto a situazioni ancor più al limite come, i Fremen.
Per quanto riguarda il confronto con il film trovo quasi scontato la mancanza di molti aspetti presenti nel romanzo che per motivi sia tecnici sia di tempo sia di complessità non potevano venir inseriti nel film. Lynch ha puntato tutto sulla forza emotiva di un grande titolo eliminando del tutto la parte più cerebrale. Purtroppo così facendo la storia risulta monca di troppe parti fondamentali tradendo in qualche modo la stessa filosofia del libro. Rimarrò comunque sempre legato al film e continuerò a considerarlo il mio preferito pur riconoscendo nel libro una superiorità mai eguagliata dal prodotto cinematografico.

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