E johnny prese il fucile (1939) di Dalton Trumbo

preseilfucileArrivo alla lettura, come spesso mi accade, dopo aver visto il film, ma fortunatamente essendo passato moltissimo tempo dalla visione, posso dire di aver apprezzato e gustato appieno la lettura di un libro tanto particolare quanto significativo. Trumbo, finito in prigione durante il maccartismo, scrisse questo suo manifesto antimilitarista in seguito a fatti accaduti e poco prima dell’ingresso degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale. Il libro, nella sua semplicità, segue la storia di Joe Bohnam, il quale si risveglia in un ospedale militare dopo essere stato colpito da una bomba sul campo di guerra e scopre nel buio e nel silenzio più totale di aver perso la vista, l’udito, l’olfatto e anche braccia e gambe: è in pratica un tronco di essere umano con mezza faccia bloccato su un letto d’ospedale.  La presa di coscienza di questa condizione viene realizzata lentamente, difficile è per Joe distinguere tra il giorno e la notte, tra il sogno e la realtà (a causa di questo la narrazione alterna momenti del presente a flashback della sua adolescenza e infanzia pre-arruolamento). Il protagonista ci viene presentato come il classico bravo ragazzo della provincia americana, con le sue prime cotte, i primi lavoretti e la responsabilità nei confronti della famiglia dopo la morte del padre: non ultima è la responsabilità nei confronti della nazione, Nazione che quando chiama non deve essere fatta aspettare (questo ad indicare una certa mentalità patriottica militarista che da sempre connota la società statunitense). I deliri di Joe e la sua voglia di vivere sono resi attraverso una scrittura concitata, la punteggiatura è ridotta al minimo proprio per indicare la foga con cui vorrebbe comunicare e con cui effettivamente riuscirà a stabilire un contatto nelle ultime dolorosissime pagine. Attraverso le urla silenziose del povero Joe, cervello pensante in un corpo morto, Trumbo manda un messaggio che arriva forte, chiaro e senza fronzoli: la guerra è sbagliata, anteporre la guerra ai propri sogni e ai propri affetti è sbagliato, come è sbagliato insignire con una medaglia un soldato menomato solo per essersi comportato da eroe. La ricerca della gloria è un abbaglio e molti giovani sono caduti inseguendo questo miraggio quando poi quello che volevano era solo essere felici e in pace con se stessi e gli altri. Una lettura che colpisce, angosciante e tremendamente attuale.

“Poteva sperare che fosse un sogno finché voleva ma non avrebbe cambiato la situazione. Perché era vivo e sveglio. Non era altro che un mucchio di carne come quei blocchi di cartilagine che mostrava il professor Vogel alla lezione di biologia.”

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