Il mistero della cripta stregata (1978) di Eduardo Mendoza

ImmagineHo scambiato questo libro con uno dei tanti che mi sono stati recapitati da Mondolibri e non ho mai avuto il coraggio di “sbustare”; un cambio più favorevole non avrei mai potuto sperare. Non conoscevo affatto questo sig. Mendoza ma sono certo che questo non sarà il suo ultimo libro che leggerò.
La prima cosa che colpisce del romanzo e’ la scrittura: intensa, brillante, ricca di aggettivi; a impressionare, soprattutto nelle prime pagine, e’ la varietà del vocabolario, tanti termini di utilizzo poco comune e non mi vergogno ad ammettere di essermi ritrovato spesso con il vocabolario tra le mani.
E’ d’obbligo a questo punto una piccola parentesi, siamo chiaramente di fronte ad un libro tradotto ed è difficile capire dove possa finire il merito dell’autore e iniziare quello del traduttore. La soluzione migliore sarebbe quella di leggere il libro in lingua originale ma la mia pessima conoscenza dello spagnolo mi rende impossibile questa operazione, colgo quindi l’occasione per citare per la prima volta il curatore della stessa, tale Gianni Guadalupi.
Tornando al libro vorrei segnalare, non solo l’elevata quantità di aggettivi utilizzati, ma anche la struttura verbale stessa, difficilmente ci troveremo di fronte periodi corti o frasi sintetiche molto più spesso avremo il piacere di leggere frasi elaborate, contorte e sviluppate su più livelli contemporaneamente; questo tipo di scrittura, che può rivelarsi un arma a doppio taglio se non viene maneggiata con cura, rende il nostro verboso protagonista ancor più simpatico e accattivante.
Non mi dilungo mai spesso sulla qualità della scrittura di un libro, prediligo concentrarmi sulla trama e sulla costruzione dei personaggi, ho fatto un’eccezione in questo caso perché ne sono rimasto veramente colpito e non posso che non ribadirlo.
Il libro è un giallo atipico, non tanto per la trama tutto sommato lineare, quanto per il suo protagonista veramente fuori dagli schemi; un sociopatico con spiccate capacità logiche.
La lucida follia del protagonista permette a Mendoza una critica sociale cinica e spietata degli ambienti ricco borghesi, senza tralasciare la, sempre presente, critica al mondo ecclesiastico. In realtà sotto questo punto di vista nulla di nuovo all’orizzonte, trame surreali e comicità sono le armi della critica sociale di molti autori, ma in questo caso Mendoza riesce a farlo con una leggerezza e una simpatica da non risultare mai troppo stucchevole.
Ho trovato una certa affinità tra il nostro scrittore e il ciclo della famiglia Malaussene di Pennac, forse non nel protagonista forse non nelle trame, ma sicuramente in un certo clima semi goliardico che entrambi gli autori riescono ad esprimere nei loro libri; vista la data di pubblicazione de Il mistero della cripta stregata non posso non pensare che il francese abbia colto una sorta di ispirazione dallo spagnolo.
Una caratteristica del personaggio che mi è rimasta particolarmente impressa è il continuo dialogo al lettore, l’abbattimento della famosa quarta parete; non ho potuto fare a meno di notare una somiglianza tra Wade Wilson alias Deadpool della Marvel e lo strambo spagnolo del libro, particolarità che mi ha lasciato notevolmente e felicemente sorpreso anche se sono più che certo che in questo caso si tratti solo di una pura coincidenza.
Credo di aver detto tutto, ribadisco la piacevolezza della lettura e non posso che consigliare a tutti di includere l’autore tra quelli da scoprire assolutamente, magari sotto l’ombrellone.

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