22/11/’63 (2011) di Stephen King

221163Il ritorno alla grande narrativa di King, quella che lo ha reso quello che è, è un libro di quasi 800 pagine che affronta una storia di amore, di vita e di passioni (molto poco horror) e…di viaggi nel tempo. Il professore Jake Epping parlando con il suo amico Al della tavola calda eredita da lui un importantissimo segreto; nella sua dispensa c’è un passaggio temporale (lo chiama “buca del coniglio”) attraversando il quale si torna indietro sempre alla stessa giornata di settembre del 1958: quello che Al ormai malato vuole è che Jake vada indietro nel tempo ad impedire che Kennedy venga ucciso. Su due piedi, leggendo la trama, non si darebbe una lira a questo romanzo, i soliti viaggi nel tempo, l’episodio di Kennedy su cui molto è stato detto e speculato, insomma il rischio boiata c’è e in effetti dal punto di vista del paradosso temporale l’originalità forse latita, si parla di effetto farfalla, di sconvolgimenti della linea temporale, di cose a cui la fantascienza ci ha abituato da molto. Quello che sorprende è ritrovare una narrazione piena, una storia così coinvolgente – un viaggio nel tempo lungo 5 anni è una parte importante della vita di una persona – e fondamentalmente è di questo che si parla, di scelte sbagliate, di destino inesorabile, della voglia di vivere una bella storia d’amore e riassaporare il piacere di una vita semplice (cosa che al protagonista mancava e forse manca un po’ a tutti). Non ci si annoia quindi nel leggere le avventure di Jake nel passato mentre il fatidico momento dell’assassinio di Kennedy si avvicina ed è difficile alzare la testa dalla pagina. Alcune parti, pur essendo come dicevo 800 belle pagine, risultano forse un po’ sbrigative nel complesso ma siamo forse di fronte al grande libro che da anni mancava a King, molti lo definiscono infatti il suo capolavoro e anche se non mi spingerei sicuramente così in là posso confermare, da amante delle sue prime opere, che siamo di fronte ad un romanzo capace di toccare un pubblico molto ampio e di stimolare interesse anche in chi non conosce la produzione del Re. Non manca adesso che attendere l’immancabile versione cinematografica (o meglio sarebbe una miniserie).

“Casa” è guardare la luna che sorge sul deserto e avere qualcuno da chiamare alla finestra, a guardarla insieme a te. “Casa” è dove puoi ballare con qualcuno, e la danza è vita.

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