Cosmopolis (2003) di Don DeLillo

ImmagineUn libro difficile, complicato, addirittura faticoso in alcune parti, ma non per questo da buttare anzi.
Sin dalle prime righe si capisce che all’autore piace una scrittura poetica, quasi barocca non solo nello stile o nel lessico ma anche nei discorsi, nei ragionamenti che vengono eviscerati durante la lettura. Mi pare evidente che Don DeLillo si compiace del proprio scrivere, sa di essere un autore brillante, sa di essere acuto e lo vuole mettere in mostra. Fortunatamente questo non disturba la lettura, anzi la rende piacevole considerando anche l’esigua l’unghezza del libro; è piacevole perdersi nelle lunghi introspezioni del protagonista ed è stimolante affrontare una scrittura così ricercata. Probabilmente se il libro fosse arrivato alle trecento pagine avrebbe annoiato o ancor peggio stancato; l’autore non fa questo errore e gliene sono grato.
L’idea dell’autore è di riproporre in chiave moderna il famigerato “flusso di coscienza” reso famoso da Joyce nel suo Ulisse. Il tentativo è chiaro e nemmeno troppo celato, una piacioneria di cui, sinceramente, non se ne sentiva il bisogno almeno per quanto riguarda il lettore.
La parte più interessante del racconto è sicuramente l’architettura della trama. Un viaggio (nel vero sento della parola) lucido e allo stesso tempo allucinato tra i grandi temi della società moderna: la globalizzazione, la ricchezza spudorata e senza limiti, l’alta finanza, la politica e la sua connivenza con forti gruppi economici, il terrorismo; insomma in poche pagine sono condensate tutte le problematiche della società società attuale. Gli argomenti che riempono i telegiornali della nostra epoca sono riproposti da Don DeLillo senza mai cadere nella banalità. Il Libro non si esaurisce in un affresco sociologico ma propone anche ansie e fobie strettamente individuali grazie a due punti di vista diametralmente opposti: il protagonista miliardario e il suo assassino ridotto sul lastrico.
Attualmente il libro è osannato in quanto gli è stato dato il merito di aver anticipato il crollo del sistema finanziario; niente di più falso! Non vi è traccia di tale preveggenza. Si assiste invece ad un fallimento certamente individuale, il quale assume connotati matematico filosofici nelle ultime pagine del racconto con un parallelo inaspettato tra una prostata asimmetrica e la caduta dello Yen Giapponese; questo consente all’autore un interessante disserzione sulla bellezza che senza scomodare inutili e false capacità premonitive è la parte più chiara e piacevole di tutto il romanzo.
Un libro interessante in grado di generare sentimenti contrapposti come si evince anche da questa incerta recensione e che malgrado alcune scelte opinabili dell’autore, presenta temi di sicuro interesse lasciando notevoli spunti di riflessione.

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