Gang Bang (2008) di Chuck Palahniuk

arton772Palahniuk è forse senza esagerare uno dei miei scrittori preferiti: riconosco nei suoi libri poca originalità nel delineare i protagonisti, quasi sempre falliti o tendenzialmente negativi e un modo di scrivere sopra le righe, volutamente esagerato a tratti volgare e strafottente, ma forse è proprio questo che mi piace, il fatto cioè di sapere cosa aspettarmi. Un po’ quello che è accaduto con questo volume dal titolo abbastanza esplicativo che racconta una storia ambientata nel mondo del porno: l’attrice hard ormai di mezza età Cassie Wright decide di fare un film in cui sarà la protagonista di una gang bang da record con 600 partecipanti, lo scopo è quello di morire per impedire che in futuro se ne facciano delle altre e per lasciare i guadagni ricavati al figlio dato in adozione anni addietro. Il tutto viene raccontato attraverso quattro punti di vista, tre dei quali sono di uomini in fila per partecipare al film e il quarto è quello di Sheila, l’assistente di Cassie. La cosa si complica perchè scopriamo ben presto che uno di quei 600 in fila asserisce di essere il figlio dato in adozione. Il racconto come sempre è serrato, complice l’ambientazione in un unico luogo – lo stanzone in cui 600 uomini seminudi attendono il loro turno – e Palahniuk come suo solito snocciola nozioni sul mondo in questo caso dell’hard e del cinema prendendo di mira una delle ansie tipiche del nostro tempo, ovvero il desiderio di essere famosi, di avere quei 15 minuti di celebrità  che possono – nel nostro caso – durare il tempo di un rapporto hard (eiaculazione compresa). Lo sguardo sui protagonisti è a tratti schifato, a tratti divertito e il lettore non può che rimanere a guardare e vedere come andrà a finire tra i vari colpi di scena finali. Se invece un appunto si può fare è proprio in riferimento alla scelta di raccontare la storia dal punto di vista di personaggi diversi: durante la lettura si percepisce con difficoltà quale dei protagonisti stia parlando perchè tutti parlano come parlerebbe un qualsiasi disincantato personaggio palahniukiano ed è un peccato perchè si perde la molteplicità voluta dall’autore cosa che invece in Rabbia era più evidente.
Una lettura tutto sommato scorrevole, divertente, scorretta e poco adatta agli amanti delle storie patinate ed eleganti, l’autore infatti è un esperto nel mostrare con i suoi personaggi e le loro storie assurde lo sporco che è dentro ognuno di noi.

“Non importa quanto lavori duro, o quanto diventi in gamba. Sarai sempre e soltanto ricordato per quell’unica scelta sbagliata. “

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