La passione secondo Thérèse (1999) di Daniel Pennac

ImmagineScegliendo di leggere e poi di recensire questo libro sapevo che mi sarei ritrovato a dover affrontare un impresa non proporzionata al numero esiguo delle pagine che lo compongono. I motivi sono molteplici, alcuni di carattere oggettivo come la saga di cui il libro fa parte (è il quinto capitolo) e la fama dell’autore francese; altri di carattere più soggettivo che, preferisco approfondire prima di ogni altro aspetto.
Pennac è sicuramente uno degli autori il quale più apprezzo ed ho apprezzato negli anni. Adoro il suo modo di scrivere e posso affermare che buona parte della mia passione per la lettura nasce grazie ai suoi romanzi. E’ anche merito del professor Pennac se esiste questo Blog.
Chiariti questi punti è ora il caso di passare all’analisi dell’universo narrativo creato dal professore francese.
Geograficamente l’autore non lascia spazio all’immaginazione; siamo in Francia, Parigi, nello specifico nel quartiere di Belleville. Le descrizioni dei luoghi sono precise e dettagliate, questo realismo si scontra con l’improbabilità dei personaggi, l’assurdità della trama tanto da creare un piacevole senso di stordimento.
I personaggi sia centrali che secondari sono sempre estremamente caratterizzati. Le loro personalità sono granitiche immutabili non ammettono alcuna variazione, il personaggio trascende se stesso fino a diventare simbolo. Cade la rappresentazione dell’individuo per diventare la personificazione di un concetto, un idea. Julie è la passione a tutto tondo anche i suoi capelli rossi ne sono una rappresentazione più che una connotazione fisica; Therese è la spiritualità, la fede la religione nel suo senso più ampio; Clara è l’immagine, la vista, il contenitore in grado di raccontare il contenuto; il Piccolo la razionalità e la logica che può essere brutale nella sua verità; Malaussène la colpa in tutte le sue sfumature il lavoro che svolge ne è un allegoria sublime. In una visione di questo tipo ogni romanzo non è più una semplice descrizione di eventi ma diviene invece un momento di riflessioni sui valori della nostra società, di come ogni valore sia connesso ad altri e di come sia possibile trovare una nuova configurazione di valore alternativa.
Nella serie è presente un forte messaggio sociologico. L’integrazione culturale è sempre presente in ogni libro in una maniera mai scontata o esageratamente moralistica; viene proposta un integrazione rispettosa nel pieno riconoscimento delle tradizioni altrui; una visione che riconosce pari dignità a ogni etnia senza la necessità di dover prevaricare o di vedersi prevaricati. Questa accettazione del diverso non si limita ad un discorso geografico ma si espande a livello sociale in grado di abbracciare e garantire diversità sessuali, religiose o anche ideologico politiche.
La scrittura è piacevole e particolarmente elaborata; si lascia andare spesso a immagini poetiche ricche di metafore e allegorie strampalate che, in contrapposizione a trame spiccatamente cruente, donano ai racconti una particolare atmosfera onirica.
Anche in questo caso vale il discorso già affrontato per “la cripta stregata” di Mendoza: non sono un lettore attento alla forma e alla qualità della scrittura fine a se stessa ma, quella di Pennac non può passare di certo inosservata.
Un ultimo aspetto il quale gradirei approfondire è quello religioso. Tutti i volumi della saga di Malaussène sono pervasi da un continua tensione tra due istanze ugualmente forti: un’ateismo razionale e una forte spiritualità. Lo stesso autore sembra non riuscire a prendere una decisione chiara su questa contrapposizione tipica del nostro tempo. La voglia di razionalità non riesce completamente a sopperire al bisogno ancestrale di spiritualità insito nell’uomo.
Tutti i romanzi presentano numerosi livelli di lettura riuscendo comunque a mantenere una spiccata leggerezza senza risultare mai noiosi o scontati. La scelta della forma “giallo” sicuramente aiuta la leggibilità e il ritmo. Soluzione questa di certo non innovativa ma sicuramente azzeccata.
Passando alla “Passione secondo Therese” posso dire che pur trattandosi del libro meno voluminoso di tutta la serie sono comunque presenti tutti gli elementi caratteristici già presenti nei suoi predecessori. La trama è ancora una volta assolutamente imprevedibile con una conclusione più che mai spiazzante; mette in dubbio ogni valore precostituito e normalmente accettato dal lettore. Ammetto di aver provato un senso di disorientamento alla conclusione “incestuosa” delle vicende, e solo dopo una buona riflessione e non senza voglia di superare alcuni personali preconcetti sono riuscito ad accettarlo più facilmente.
Una saga quella della famiglia Malaussène che non smetterò mai di consigliare; l’unico rammarico finito ogni libro è di averne uno in meno da leggere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...