Crash

CrashImpressioni a caldo sul libro (1973) e sul film (1996)

Ho fatto un giro piuttosto strano prima di arrivare a scrivere questo post: vidi una prima volta qualche anno fa la versione cinematografica firmata Cronenberg e ne rimasi deluso e disgustato (una serie di scene di sesso tra lamiere sfasciate senza capo nè coda); venuto poi in possesso dell’ebook ho deciso di dare una seconda chance alla storia nata dalla penna di Ballard (di cui ahimè ancora non ho letto altro) e successivamente ho rivisto pochi giorni fa anche il film. Una volta entrato nel mondo dell’autore si rivaluta ampiamente anche la pellicola che, non a caso, è stata diretta da un maestro indiscusso, sembra in effetti la tipica storia cronenbergeriana. Ballard descrive attraverso le parole del protagonista un mondo in cui l’uomo, privo ormai di qualsiasi stimolo, ricerca nell’incidente stradale ciò che manca alla propria vita, l’automobile diviene così una sorta di protesi grazie alla quale le varie disperate umanità di un mondo alla deriva riescono a comunicare tra loro e a provare piacere. Le cicatrici riportate in seguito agli incidenti diventano tracce di quella ricerca, di quel processo di superamento dei limiti del corpo umano e guidano i protagonisti nei loro rapporti sessuali. In questo scenario, che tutto sembra tranne che fantascientifico, si muove il protagonista (Ballard stesso), reduce da un incidente stradale, il quale inizia ad essere ossessionato dall’accaduto, come la sua vita “vera” fosse iniziata col frontale in autostrada, e con lui conosciamo la disinibita e annoiata moglie, con la quale condivide un rapporto aperto alle più diverse relazioni extraconiugali, la dott.ssa Remington coinvolta nell’incidente e il perverso Vaughan. Quest’ultimo diviene la guida dei nostri protagonisti, ossessionato dagli incidenti e dalle ferite, è alla ricerca dell’incidente perfetto e passa le giornate a seguire le notizie di scontri sulle strade per documentarsi: Ballard rimarrà affascinato da Vaughan e lo seguirà nelle sue sperimentazioni fino allo scontro finale, che è poi l’inizio da cui nasce la narrazione in prima persona della storia. Tralasciando tutta l’insistenza sui rapporti sessuali, descritti quasi maniacalmente e meccanicamente, e quel continuo insistere su liquidi seminali e sangue,la particolarità secondo me del libro sta appunto nell’aver reso “normale” un mondo apparentemente assurdo: quello degli incidenti è solo un mezzo per descrivere l’annichilimento dell’uomo, quel bisogno di cercare al di fuori di noi la soddisfazione che manca e questa ricerca di un senso ad una vita che ormai non ce l’ha si raggiunge proprio sfidando e sfiorando la morte. Non c’è però un’evoluzione, uno spiraglio positivo, ma solo accettazione e piacere fisico: i nostri passano da un rapporto all’altro senza alcun sentimento, ma il sesso è, come lo scontro, un modo per stringere un qualsivoglia contatto con gli altri.E’ per questo che, leggendo il romanzo, si rimane solo inizialmente disgustati, mentre si comprende benissimo questo mondo che solo a prima vista sembra distante da noi. Una lettura travolgente, un lungo viaggio fatto di sensazioni, incidenti, sesso in cui si viene catturati da una narrazione incisiva, dettagliata nelle sue ossessioni che quasi se ne esce storditi. tumblr_m8cwm2lVTF1ryibvno1_500Tornando al film invece, rivisto con le dovute premesse, posso confermare come Cronenberg abbia saputo dare vita alla storia con le sue immagini: primi piani sulle deformazioni fisiche e gli ematomi (il corpo come tematica del suo cinema non è una novità) sono protagonisti, mentre gli attori rendono alla perfezione quell’apatia senza via di scampo dei personaggi. L’assenza delle terminologie tecniche delle parti dei veicoli coinvolti negli scontri viene superata con le immagini stesse degli incidenti e forse in questo caso si comprende ancora meglio lo scenario immaginato da Ballard. Ottime sono le scene lungo le autostrade in cui vediamo Vaughan andare a caccia di incidenti, sembra quasi di vedere un uomo approcciare delle ragazze nei locali, mentre significativi sono quei dettagli angoscianti come quando il protagonista, salito di nuovo alla guida dopo lo scontro, tocca la cintura di sicurezza nel punto in cui lo sfiora sul collo, indicando l’inizio dell’ossessione. Si mantiene invece inalterata quella dimensione allucinata, come il tutto fosse un lungo viaggio mentale in cui le perversioni ricercate e quelle vissute si uniscono alla perfezione.Se avessi quindi letto il libro poco dopo la sua uscita e avessi immaginato una sua trasposizione cinematografica non avrei avuto dubbi sulla scelta del regista.

“After being bombarded endlessly by road-safety propaganda it was almost a relief to find myself in an actual accident.”

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3 thoughts on “Crash

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