L’ingorgo (1978) di Luigi Comencini

LingorgoHo un debole per il cinema anni ’70. Detta così è un po’ una cosa campata per aria, però quelle storie, quelle musiche, quelle immagini hanno da sempre un grande fascino per me, soprattutto quando si parla di cinema italiano. Un cinema intelligente, di denuncia e riflessione, capace di toccare vette di qualità probabilmente mai raggiunte in seguito. Il film in questione l’ho visto su consiglio di Daniele Personal Trailer che ne aveva parlato in un gruppo facebook di appassionati cinefili e devo dire che mi ha colpito. Comencini, un autore che ahimé conosco poco, mette in scena un’umanità variopinta – molto attuale -costretta da un evento inspiegabile a restare bloccata per più di un giorno sul raccordo anulare di Roma. Quella che sembra una commedia tipica del cinema di quegli anni è in realtà un ritratto amaro, corrosivo e grottesco della nostra bella Italia dell’epoca, nemmeno troppo lontana da quella contemporanea. Abbiamo l’avvocato influente, la hippie, la famiglia napoletana, l’attore famoso, il moribondo in ambulanza e tanti altri.  Un mondo popolato da approfittatori, indifferenti ed egoisti, ognuno nel proprio abitacolo pronto a lottare col prossimo, senza alcuna capacità di stabilire contatti costruttivi (tranne la donna sola e il camionista tragicamente presi di mira). Come di consueto nel cinema di quel periodo, le caratteristiche dei vari personaggi vogliono definire chiaramente le pesanti differenze sociali, incolmabili e evidenziate ancor più dall’assurda situazione in cui si trovano: tutti sono esasperati dall’impossibilità di lasciare la strada e ogni scintilla scatena focolari di rabbia e follia. L'ingorgoIl ritratto che ne viene fuori è di un mondo allo sbando, non a caso verso la fine lo scenario ricorda quello di mondi postapocalittici, vento forte che si alza, immondizia, sporcizia, quasi ormai non ci sia più speranza per l’uomo: le differenze iniziali restano tali al termine dell’ingorgo, l’incomunicabilità torna ad essere “espressa” a suon di clacson ed il degrado è totale. un cast con la C maiuscola completa il tutto: Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Gerard Depardieu, Ugo Tognazzi, Fernando Rey, Stefania Sandrelli regalano una buona prova nel poco tempo che la coralità del film impone a ciascun personaggio. La splendida colonna sonora è di Fiorenzo Carpi, diretta da Bruno Nicolai (!).

Straconsigliato.

“In questi casi, l’unica cosa da fare è restare calmi”   “Perchè?? Chi l’ha detto?”

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