L’uomo a rovescio (1999) di Fred Vargas

978880619852MEDQuando lavoravo in biblioteca, una signora, tra il deluso e lo speranzoso, mi chiese se avevamo libri di tale Fred Vargas, io risposi di no, ma quando lei me ne parlò rimasi incuriosito. Fu così che molto tempo dopo non mi lasciai sfuggire il volume de “la trilogia di Adamsberg” usato in un’edicola e feci la conoscenza di questa scrittrice francese e del suo ispettore Adamsberg. il primo romanzo, “L’uomo dei cerchi azzurri“, mi convinse di aver fatto un buon acquisto; la trama poliziesca, i personaggi al limite del surreale, l’ambientazione parigina ed uno stile leggero ma dettagliato mi ricordarono la serie di Malaussene e ne fui lieto. Ora, ho ripreso in mano il volume e mi sono dedicato al secondo romanzo, “L’uomo a rovescio”, uscendone ancora una volta soddisfatto. La storia in questo caso è ancora più bizzarra: sembra che un lupo dalle grandi dimensioni stia attaccando sulle montagne del Mercantour tutti gli allevamenti di pecore. In quelle zone abita Camille, la donna amata da Adamsberg e mai realmente sua, la quale si ritrova coinvolta in storie di superstizioni sui lupi mannari, dopo che la signora Suzanne verrà uccisa da questo presunto lupo. Camille partirà per una caccia all’uomo-lupo, convinta anche dalle parole del suo compagno, il canadese Lawrence studioso di lupi, insieme al figliastro della donna morta, Soliman, e il pastore Guarda. Il trio sulle tracce della bestia avrà quindi bisogno dell’aiuto del nostro Adamsberg che riuscirà a risolvere il mistero. Un poliziesco sotto forma di caccia all’uomo, simpatico e attento nel rappresentare il mondo dei pastori, dei villaggi nascosti, delle loro leggi non scritte in cui, differenza forte rispetto al primo romanzo della trilogia, il personaggio principale è la bella Camille. Non viene detto molto sul suo passato con l’ispettore, ma la vediamo alla ricerca di stabilità, nascosta su queste montagne, lavorando come idraulica e scrivendo musiche per sceneggiati. Adamsberg da Parigi segue gli eventi e solo da un certo punto in poi si unirà al gruppo, accompagnato dalle sue stranezze: l’ispettore ragiona in modo irrazionale, segue un istinto indefinito e non sempre riesce a spiegare i processi mentali che lo conducono alla soluzione del crimine, ma alla fine ce la fa. Molto buffi sono anche Soliman e Guarda, coi loro battibecchi, ma sempre pronti a proteggere il gruppo in viaggio. Rispetto al thriller classico qui si sorride, ma si rimane incollati alle pagine per scoprire l’assassino e la struttura a road-movie non intacca minimamente lo svolgimento della storia. Vargas quindi promossa e alla prossima per la conclusione della trilogia.

“…Adamsberg confondeva i livelli di analisi, invertiva le tappe, disperdeva le connessioni, giocava con il vento. E alla fine, con la sua incredibile lentezza, traeva una verità dal caos.”

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