Il Sosia (1846) di Fedor Dostoevskij

copertina2Nel cinema mi ha sempre affascinato il tema del doppio e dopo aver letto online un commento al libro ho deciso di leggerlo. Mi sono così ritrovato catapultato nell’agghiacciante mondo della burocrazia sovietica e nella claustrofobica narrativa firmata Dostoevskij. In questo breve ma intenso romanzo seguiamo le vicende di Jakov Petrovic Goljadkin, impiegato presso il Ministero dalla vita ordinaria: lo vediamo inizialmente in una giornata non lavorativa alle prese con problemi (?) di salute fino alla cocente delusione di una serata mondana al termine della quale vedrà, per strada, un uomo identico a lui. Dal giorno dopo, sempre più confuso, il nostro protagonista ritroverà anche al lavoro il suo doppio: un umuncolo arrogante, presuntuoso e pronto ad approfittarsi di Goljadkin per fare progressi lavorativi. Un incubo in cui la realtà difficilmente viene separata dalla fantasia e dalle allucinazioni e in cui Dostoevskij raffigura una società alienata fatta di stereotipi, in cui il debole funzionario viene sopraffatto dalla struttura statale e annientato nella follia e nella solitudine. Il mondo del lavoro in cui ognuno è sostituibile, in cui basta saper giocare il proprio ruolo, anche a discapito dei colleghi, il mondo in cui si può solo sognare di sposare la bella rampolla del consigliere di stato è un mondo tremendamente reale e spietato, come reale sembra il cattivo doppio di Goljadkin. Il delirio e la solitudine estrema del protagonista vengono resi altrettanto bene da una prosa pesante e dalla tecnica del monologo: Goljadkin valuta ogni situazione nella sua mente in un continuo di botta e risposta interno, alternato a riflessioni che cercano un appiglio alla realtà ormai sfuggita di mano. Completa il tutto l’ambientazione inospitale di una San Pietroburgo fredda, solcata da carrozze in cui il nostro vaga senza speranza, lontano dallo sfarzo delle ville dell’alta società. Una lettura non leggera quindi, lo ammetto e va detto che era da molto tempo che non tornavo ai “classici” della letteratura russa, ma l’argomento lo trovo attuale e nonostante un po’ di fatica sono lieto di averlo portato a termine.

“…rimase a giacere immobile nel suo letto come un uomo non completamente sicuro se sia sveglio o se ancora dorma e se tutto ciò che accade intorno a lui sia realtà o non piuttosto la continuazione di un fantastico sognare. “

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