Il Giardino di cemento (1978) di Ian McEwan

cementoArriva finalmente in questo blog anche McEwan. In passato ho letto altro di lui, Solar e Cani Neri, titoli interessanti ma particolari: mi hanno lasciato un po’ allibito, ma con la certezza di avere a che fare con un autore fantastico. E’ così quindi che ogni tanto mi lascio tentare dal nome e torno sui suoi passi. Stavolta ho recuperato il suo primo romanzo, un concentrato di atmosfere torbide e innocenze violate narrato con la più semplice delle normalità. La storia, narrata in prima persona da Jack, è quella della sua famiglia, apparentemente convenzionale: due genitori, due sorelle – Julie la più grande e Sue più piccola- e un fratellino Tom, di sei anni. Non navigano certo nell’oro, abitano in una grande casa in un quartiere abbandonato, pronto a far spazio a nuove costruzioni; durante un’estate, in seguito all’infarto mortale del padre e alla morte della madre, i ragazzi restano soli e, occultato il cadavere della donna, decideranno di non parlarne con nessuno e continuare a vivere nella casa. Vedremo quindi come questi avvenimenti influiranno su di loro, Julie prenderà il comando, Sue si chiuderà in sè stessa, Jack sarà vittima della sua inedia e Tommy subirà una sorta di decrescita psicologica. In tutto ciò l’ombra dell’incesto è dietro l’angolo, in questa assenza di regole da parte degli adulti, i ragazzi vivono in un limbo in cui tutto sembra possibile e la morte diviene qualcosa di naturale col quale avere a che fare e perché no, dimenticare in fretta. Considero questo libro un vero e proprio romanzo di formazione, sicuramente le situazioni presentate rasentano l’eccesso, ma nello stesso tempo trovo gli atteggiamenti e le reazioni apparentemente inspiegabili dei ragazzi molto “normali”: Jack è in quella fase dell’adolescenza in cui si ribella costantemente, si masturba e non bada all’igiene, mentre la maturazione di Julie e i suoi silenzi sembrano la necessaria conseguenza alla morte dei genitori. Nella sua morbosità questa famiglia è a tutti gli effetti una famiglia unita, una realtà a se stante incomprensibile per il mondo esterno che qui viene dipinto come nemico e lontano. Un libro che lascia addosso qualcosa di sudicio, come l’immondizia che i ragazzi accumulano nei primi tempi della loro nuova vita autogestita, ma si tratta di quello sporco che tutti prima o poi siamo costretti ad affrontare nella nostra vita.

“Includo qui la breve storia della sua morte solo per spiegare come mai le mie sorelle ed io ci trovammo con tanto cemento a nostra disposizione.”

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4 thoughts on “Il Giardino di cemento (1978) di Ian McEwan

  1. In generale cosa ne pensi di McEwan? Te lo chiedo perchè io ho letto un solamente un suo libro, Sabato, e sono rimasta talmente male da essermene quasi dimentica per lungo tempo….mi piacerebbe avere un altro parere.

    • guarda come accennavo sopra nella rece, ho letto solo Solar, Cani Neri e questo qui: mi lascia sempre qualcosa addosso anche quando mi convince meno. Sicuramente quello che ho apprezzato di più è questo “il giardino di cemento”, mentre mi incuriosisce “Espiazione” la cui trasposizione cinematografica mi era piaciuta tantissimo. Ha uno stile indubbiamente intrigante.

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