Inferno (2013) di Dan Brown

ImmagineInferno… è il posto dove questo libro dovrebbe stare. No, il commento non è così terribile, ma avevo promesso a degli amici che la mia recensione sarebbe iniziata con questa frase ad effetto.
Sicuramente non sono un lettore di successi editoriali dell’ultima ora, anzi posso confessare un preciso sforzo nell’evitarli. Ammetto anche di approcciarmi alle pubblicazioni moderne con un certo snob, probabilmente da biasimare, ed è per questi motivi che mai mi sarei aspettato di trovarmi tra le mani un libro di Dan Brown, tanto meno di portarlo a termine; dovrò ricredermi sulla forza del lettino, della spiaggia e del mare.
Non amo questa nuova moda letteraria della fanta-archeologia o fanta-storia pur conoscendo abbastanza bene il genere in quanto lettore di Martin Mystere (fumetto Bonelli) a cui per altro, credo che, molti scrittori attuali debbano qualcosa almeno in termini concettuali.
Veniamo ora più concretamente al libro in questione, ci troviamo di fronte ad un romanzo studiato, costruito, pianificato nei minimi dettagli. E’ un tipico prodotto dell’industria culturale nella quale c’è poco lasciato al caso. Le mie parole non devono essere lette esclusivamente in termini negativi, è piuttosto la volontà di operare un distinguo, dovuto, tra opere artistiche e opere intrattenitive. In quanto progettato per l’intrattenimento il libro si pone un obiettivo, anche piuttosto dichiarato, quello di piacere a tutti i costi e quindi, condizione basilare, essere letto facilmente.
Alla luce di quanto affermato, il mio approccio alla valutazione del romanzo, basata esclusivamente sul contenuto, risulta parziale e non soddisfacente, l’opera è figlia della letteratura consumista e in quanto tale estetica e contenuto hanno pari valore.
Il volume si presenta grande, massiccio e pesante, con il titolo che occupa tutta la costina per lunghezza. Il sovra copertina ripropone il noto volto di Dante Alighieri sul quale si sovrappone lo schema dell’inferno in color oro lucido. E’ evidente l’intento commerciale, presentare il libro come prodotto di pregio; dimensione, copertina, peso, tutto contribuisce ad elevarne il valore percepito, in grado da solo a giustificare un prezzo sicuramente elevato.
Sfogliando le pagine, anche senza leggerle, si nota che il corpo del carattere utilizzato è particolarmente elevato, osservazione valida anche per l’interlinea generosa; queste scelte hanno un duplice scopo; contribuiscono ad un elevata leggibilità del testo e ne aumentano considerevolmente la foliazione, ci riallacciamo , facilmente, al precedente concetto di valore percepito.
Continuando a rimanere su di un livello prettamente estetico/pragmatico, anche lo stile di scrittura è accuratamente scelto per l’obiettivo prefissato. Tempi brevi, costruzione della frase semplice e chiara. Ripeto, a costo di risultare ripetitivo, è un libro per l’estate, per l’intrattenimento ; in ogni scelta si respira questa sensazione, perfino la lunghezza dei capitoli, cortissimi, è ideata per garantire la massima libertà di interruzione (ideale per la lettura in spiaggia, tra un bagni e granite) affrontare, inoltre, continuamente nuovi capitoli scongiura il pericolo di noia e ancor peggio di stanchezza.
Dopo aver individuato una così elevata attenzione per nei confronti degli aspetti più superficiali è facile intuire come anche la trama possa seguire lo stesso filo conduttore.
Il primo elemento a rimanere impresso è quello della corsa. La storia è una continua ed incessante corsa, verso qualcosa, verso qualcuno, in maniera continua ed incessante, si iniziano le prime pagine al trotto e si finisce con un galoppo forsennato.
L’avanzare dei protagonisti è talmente empatico da far provare al lettore il fiato corto, ci si ritrova a correre con i protagonisti, in una lettura sempre più isterica; si arriva alla fine del libro con l’asma mentale. Non c’è spazio per troppe riflessioni, non sono richieste ne servono, non c’è spazio per le domande, bisogna correre e posso garantire che dopo qualche pagina divine impossibile non farlo.
Il libro si svolge in tre città: Firenze, Venezia, Istambul , descritte nei minimi particolari, fin troppo minimi. La sensazione è quella di leggere una Guida Turistica ed ammetto che questo non sia una gran complimento per un romanzo. Troppe volte il lettore si ritrova smarrito e confuso nelle minuziose descrizioni, certo, a meno di non vivere nei pressi del Giardino di Boboli, piazza San Marco o nel centro di Istambul. Personalmente avrei corredato il libro da immagini dei luoghi proposti o delle opere d’arte trattate, magari disegni all’acquarello; se Guida Turistica deve essere che lo sia per bene! Troppo spesso la sensazione è quella di stucchevole sfoggio di cultura da parte dell’autore, ma di certo il servizio pubblicitario svolto alle tre città protagoniste è più che impeccabile; se mai fosse stato questo l’intento.
Per il resto tutti gli elementi per una storia avvincente sono presenti, l’azione non manca mai e i colpi di scena sono all’ordine del giorno.
Presente, come da tradizione del genere, lo spiegone finale, che in questo caso si raddoppia soprattutto a causa alla trama contorta intessuta da Dan Brown.
A questo proposito vorrei aprire una parentesi proprio sul così detto spiegone. E’ un argomento su cui ci si divide spesso, molti sono favorevoli monti sono contrari, probabilmente non esiste una regola matematica in grado di stabilirne con certezza la sua necessità, dal mio punto di vista è sempre molto apprezzato, in particolar modo in questo genere di libri; trovo odioso trovarmi di fronte a trame elaborate, essere trasportato in percorsi logici tortuosi per poi essere abbandonato alle mie, personali, conclusioni incerte e senza aver soddisfatto la mia voglia di comprensione.
Tornando ad Inferno; per concludere posso affermare di non trovarmi certamente di fronte ad un opera d’arte imperitura ne ad un capolavoro letterario, è un prodotto con la p maiuscola, concepito molto bene per assolvere ai suoi doveri di vendita.
Questa mia recensione è nata soprattutto dalla volontà di fare chiarezza sull’approccio corretto da tenere nei confronti di un libro di questo tipo, onde evitare quella serie di speculazioni fuori luogo a cui ho assistito all’uscita de Il codice da Vinci. Inferno è un libro per intrattenere, nato per essere forzatamente interessante;  per poterlo essere utilizza argomenti dell’arte, della letteratura, della scienza e della storia che sono però, strumenti. Non è presente nessuno fine artistico, scientifico, storico, letterario e tanto meno ideologico (come la terza di copertina vorrebbe indurre a credere). Una volta chiarito questo punto cruciale allora, lo si può godere e apprezzare al pieno delle sue possibilità. Da parte mia, con i sempre dovuti chiarimenti, sarà un libro che mi sentirò di consigliare a chiunque.

Unico dubbio personale, le vicende del prof. Langdon si svolgono in un universo letterario del tutto verosimile al nostro. Dopo la conclusione di quest’ultimo capitolo come farà Dan Brown a giustificare il prossimo? Si darà alla fantascienza o abbandonerà il famoso professore Americano?

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3 thoughts on “Inferno (2013) di Dan Brown

  1. Primo libro che ho letto di questo autore e devo dire che ho apprezzato.
    Ci sono indubbiamente delle esagerazioni, ma la trama è interessante così come i personaggi.
    Non male.
    Luna
    P.s. Ti aspetto nel mio ultimo post!!!

  2. Pingback: Il pendolo di Foucault (1988) di Umberto Eco | Recensioni amichevoli

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