I fantasmi del cappellaio (1949) di Georges Simenon

I fantasmi del cappellaio recensioneUn aggettivo che userei per descrivere questo splendido romanzo è “esemplare“. Non appena iniziata la lettura, ho avuto infatti la sensazione di essere di fronte ad un paradigma, un modello da seguire nel raccontare un giallo diverso, sensazione che ho avuto anche nella mia unica altra esperienza con Simenon (L’uomo che guardava passare i treni). Descrizioni perfette e dialoghi essenziali non sono mai ridondanti o fuori luogo, ma il tutto – oltre ad una storia accattivante – serve a rappresentare un microcosmo verosimile e pittoresco. Simenon ci porta nella città La Rochelle dove un assassino sta uccidendo delle donne non più giovani da ormai qualche settimana e ci presenta i nostri protagonisti: il cappellaio che subito scopriamo essere il colpevole e Kachoudas, il piccolo sarto armeno che ha la bottega di fronte a quella del cappellaio e che inizia a sospettare di quest’ultimo. L’abitudinarietà del nostro omicida viene così interrotta dalla vicinanza del sarto e la vicenda non tarderà a travolgere le loro esistenze. Dopo una prima versione della storia, uscita come racconto, in cui veniva privilegiato il punto di vista del sarto, Simenon nel romanzo ci conduce nella mente del cappellaio e riesce a farci seguire passo passo tutte le sue ordinarie abitudini e le nefandezze che si nascondo dietro ad esse. E’ l’orrore che si cela nel quotidiano a spaventare e intrigare durante la lettura, ci si sente affascinante dalla metodica organizzazione del cappellaio e nello stesso tempo non possiamo staccare gli occhi dalle pagine per seguire la piega degli eventi e scoprire il movente della serie di omicidi. Molto riuscita è anche la ricostruzione della vita da bar nella quale si confondono i nostri protagonisti: ogni giorno si ritrovano al Cafè des Colonnes dove parte della società del posto si dà appuntamento per giocare a carte e farsi una bevuta e nello stesso tempo si chiacchiera e si fanno ipotesi sugli omicidi che sconvolgono la città.  Una lettura appagante, soddisfacente dal punto di vista sia della forma che del contenuto: un’altra conferma per questo grande autore scoperto da poco dal sottoscritto.

“…un viso dai tratti un po’ molli, sempre grave ma in modo misurato, senza severità: il viso di un uomo che basta a se stesso e non prova alcun bisogno di manifestare i propri sentimenti.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...