Pastorale Americana (1997) di Philip Roth

Pastorale AmericanaRitorno dopo molto tempo a postare le mie impressioni su un libro con un titolo a dir poco impegnativo che valse il premio Pulitzer all’autore e che mi ha fatto compagnia per quasi un mese. Roth, attraverso l’alter ego dello scrittore ebreo Nathan Zuckerman, ricostruisce alcuni anni della vita di Seymour Levov detto “lo Svedese” dal secondo dopoguerra alla metà degli anni ’70: Zuckerman non fa altro che immaginare gli eventi fondamentali di quegli anni per lo Svedese, uomo atletico, famoso nel vicinato e di grande apparente successo: l’aver ereditato la fabbrica di guanti del padre a Newark, l’essersi sposato con Miss New Jersey e la tragedia che ha colpito la sua famiglia e che ha coinvolto la figlia sedicenne Merry. Attraverso questa vicenda molto intima, l’autore ripercorre gli anni del dopoguerra americano, passando per momenti fondamentali come la lotta per la parità di diritti o la guerra in Vietnam e nei dubbi che attanagliano lo Svedese riusciamo ad avere un quadro di una certa società americana e dello stravolgimento avvenuto. Sembra una cosa molto semplice a farsi, ma la naturalezza con cui si dipinge pian piano l’affresco di una nazione sconvolta da cambiamenti forse troppo veloci e irreversibili non stona affatto con la ricostruzione della vita dello Svedese. Va detto che, dopo un inizio un po’ faticoso, mi sono appassionato e mi sono fatto accompagnare dalla storia dei protagonisti, dalla loro profonda umanità e dal senso di smarrimento che colpisce il nostro “eroe” moderno. Non ho sicuramente gli elementi per approfondire questioni storiche riguardanti gli Stati Uniti dell’epoca, ma questo romanzo fornisce gli spunti per immaginare la mentalità e alcune dinamiche tipiche del mondo americano e non voglio nemmeno dilungarmi su aspetti più dettagliati della trama, per evitare di anticipare troppo. La sensazione al termine della lettura è quella di essere passati di fronte ad un gigantesco affresco ed essersi persi in esso attraverso la miriade di dettagli e personaggi al punto da perdere la cognizione del tempo e del luogo.

“Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c’è un senso. E quando capita una cosa simile, la felicità non è più spontanea.”

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2 thoughts on “Pastorale Americana (1997) di Philip Roth

    • Mi ricordo infatti che non ne avessi un ricordo molto bello, ammetto come già scritto di aver faticato però alla fine mi ha convinto 🙂

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