Romeo e Giulietta (1976) di “Shakespeare” riduzione Sigma disegni Gianni de Luca

ROMEONovembre è il mese della più importante fiera fumettistica (e non solo) d’Italia ed io, in quanto appassionato, non sono mancato nemmeno a questa edizione. Quest’anno la gita a Lucca è stata particolarmente avventurosa e per la prima volta tutto lo staff di “Recensioni Amichevoli” ne ha preso parte, accompagnati da un comune amico blogger; potete leggerne un divertente resoconto qui.
Dopo un preambolo del genere è superfluo aggiungere che la recensione di oggi verterà su un fumetto nostrano; a tal proposito vorrei subito citare il blog attraverso il quale ho potuto scoprire quest’opera, Conversazioni sul fumetto (attualmente lo potete seguire al seguente sito).
Il volume rappresenta il terzo ed ultimo capitolo di una trilogia fumettistica ispirata ai capolavori di Shakespeare della quale fanno parte anche La Tempesta e L’Otello. Da quello che ho potuto capire leggendo l’introduzione Romeo e Giulietta rappresenta il vertice più alto del progetto grafico ideato, per l’occasione, dal disegnatore Gianni de Luca.
Numerose sono le divergenze con il fumetto più classico a cui generalmente si è abituati. La tipica suddivisione in vignette è completamente assente, nella maggioranza dei casi l’autore preferisce proporre singole ambientazioni su pagina doppia nella quali far muovere i propri personaggi. Le proporzioni richiamano volutamente quelle di matrice medievale. Quando de Luca presenta tavole composte, invece, lo fa sempre cercando il massimo dell’originalità percorrendo strade meno conosciute e poco battute bandendo completamente gli spazi bianchi o neutri. Ogni elemento scenico si carica così di valore visivo e sintattico.
La peculiarità che maggiormente caratterizza l’opera e la ripetizione dei movimenti dei personaggi all’interno della scena. Una sorta di foto ad alta esposizione durante una piece teatrale. Questa tecnica, che nelle prime battute può risultare leggermente caotica, mostra i suoi punti di forza dopo pochi minuti di lettura necessari per poterne apprezzare tutte le potenzialità. Prima di tutto le scene risultano estremamente dinamiche, i movimenti dei personaggi creano sinuosi effetti visivi in grado di far compiere all’occhio percorsi di lettura poco convenzionali come, basso/alto o destra/sinistra. La forza di tutte queste innovazioni colpisce soprattutto nella gestione delle simultaneità.
De Luca riesce realmente a mostrare più situazioni contemporanee all’interno dello stesso momento narrativo superando cinema e letteratura costretti, entrambi, all’espediente del “nel frattempo” marcando in questo modo l’unicità del media fumetto. Segnalo a tal proposito la tavola, a parere mio, più emblematica della forza della soluzione trovata e della capacità innovativa del disegnatore; si tratta del processo di Romeo: mentre il processo è in atto, sulle pareti del tribunale, possiamo assistere alla fuga di Romeo presentata come fosse un affresco!
Il lavoro richiama, senza nasconderlo, atmosfere teatrali dimostrando anche in questa occasione la potenzialità del mezzo fumetto, in grado di presentare scene esterne ineffettuabili in un qualsiasi teatro.
Le illustrazioni sono a colori e inizialmente ho pensato che questa fosse la parte più debole di tutto il progetto. Grazie alla Alessandro Editore e al validissimo commento introduttivo mi sono ricreduto apprezzando e comprendendo meglio le scelte di de Luca. La colorazione poco precisa è dovuta ad un motivo tecnico (la differenza di carta utilizzata; nella prima versione normale carta da giornale, in quella attuale carta patinata).
Esco dalla lettura di questo fumetto con sentimenti contrastanti. Sono felice di aver scoperto un disegnatore di tale calibro e sono ancora più felice della scelta, casuale, di Romeo e Giulietta in quanto apice di una vera sperimentazione; in ogni tavola si percepisce una ricerca costante sul linguaggio del fumetto, la voglia di sondare nuovi orizzonti espressivi. Dotare il media di una sua propria unicità sintattica senza ricorrere a tecniche altre, mutuate da altre forme comunicative.
La delusione nasce dall’anno di pubblicazione dell’opera. Si trattava del 1976 ed è imbarazzante notare come de Luca sia ormai un nome per addetti ai lavori (e nemmeno tutti, viste le facce dubbiose di alcuni responsabili di stand a Lucca) ma soprattutto di come la sua eredità sia stata dimenticata, di come il discorso intrapreso in questo “Shakespeare a fumetti” sia stato abbandonato senza nessuno interessato ad ampliarlo o svilupparlo ulteriormente.
Chiudo con delle note personali segnalando nuovamente il bel lavoro delle Edizioni Alessandro, un ottima introduzione intelligente e ricca di notizie interessanti; mi permetto solo di consigliare, magari per future edizioni dello stesso lavoro, sperimentazioni sull’impaginazione trasportando le pagine doppie su pagina singola così da poter donare maggior respiro ai disegni.

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