Racconti (1920-1941) di Stefan Zweig

ImmagineChi legge le mie recensione non avrà difficoltà a capire come sia arrivato alla lettura di questa raccolta. Quel “Novella degli scacchi” in copertina era troppo allettante per un appassionato del nobil giuoco come me.
Nel volume sono presenti tre racconti brevi particolarmente interessanti, ho deciso quindi di optare per una trattazione singola per ognuno di essi.

Novella degli scacchi

Si tratta di un racconto molto conosciuto e spesso citato in ambito scacchistico. Quale giocatore non si esalterebbe nel leggere una storia in cui si gioca per tutto il tempo a Scacchi? Ci certo non costituisco l’eccezione.
Respirare l’aria di uno dei periodi più belli (se non il più bello, sicuramente il più evocativo) per gli scacchi rinvigorisce il fuoco della propria passione e non può essere sottovalutato. Zweig rievoca i Caffè di inizio ‘900 stipati di giocatori giovani e vecchi, frequentati indistintamente da campioni dilettanti o semplici curiosi. Viene scomodato l’olimpo delle 64 caselle, Capablanca, Alekhine, Steiniz, Reti e immediatamente si ricorda il bel periodo, solo studiato, della contrapposizione ideologica tra gioco romantico e posizionale, le prime teorie ipermoderne, le leggendarie partite.
Ben presto si intuisce però che l’amato gioco rappresenta un pretesto, esclusivamente funzionale alla narrazione di altro, non l’obiettivo. I segnali sono molteplici; il più evidente è la completa assenza di linguaggio tecnico nella trattazione delle partite e questo purtroppo le rende troppo eteree e inconsistenti (non parlo da esperto ma almeno da, minimo, conoscitore della materia).
Il vero centro del racconto è la descrizione del terrore nazista.
La terribile particolarità della persecuzione ebraica risiede nel sistema scientifico e razionale ideato al fine dell’annullamento dell’individuo a livello psichico prima ancora di quello fisico.
Zweig sceglie di descrivere l’orrore vissuto dal suo popolo (ricordiamo che l’autore è di origine ebraica) non attraverso il più usuale immaginario del campo di concentramento ma attraverso la distorta realtà di un’anonima stanza d’albergo. Il lettore attraverso gli occhi del protagonista proverà anch’esso quel lento inesorabile stillicidio provocato dal silenzio, dall’isolamento, dalla noia, dalle attese infinite e snervanti; sentirà quella stanza farsi stretta, l’aria rarefarsi e sentirà le proprie facoltà mentali abbandonarlo.
Gli scacchi simbolo per eccellenza di razionalità vengono utilizzati dall’autore come metro di paragone, per mostrare quanto sia stato schiacciante e distruttivo il sistema nazista su chi è stato costretto a subirlo, una forza tale da non lasciare scampo al singolo nemmeno se contrastato con le più raffinate doti intellettuali. La chiosa non è altro, se non la conferma di come alcune ferite siano talmente profonde da risultare impossibili da cancellare anche se non provocate da tortura fisica.
Sono conscio di tralasciare numerosi livelli della lettura penso, ad esempio allo scontro/confronto tra il protagonista e il particolare campione del mondo e al loro opposto sistema di gioco, oppure penso all’eccentrica figura del ricco imprenditore ossessionato dalla vittoria, tutti aspetti degni di nota ma non così centrali come quello nazista.
Il mio io scacchistico esce deluso da questa lettura, il mio io lettore ringrazia invece Zweig per le emozioni e gli innumerevoli spunti di riflessione.

Paura

Ho iniziato a leggere questo secondo racconto appagato dalla prima lettura e convinto che l’autore svizzero mi avesse già dato il massimo possibile. Fortunatamente ero in errore.
Paura è quello che oggi sarebbe classificato come un thriller psicologico, classico nel suo svolgimento e perfino banale nella sua conclusione. A rendere il titolo degno di nota è l’assoluta profondità con la quale viene descritto il dramma interiore della protagonista. Tutte le emozioni, le sensazioni, le paure sono descritte nel modo più dettagliato e verosimile possibile.
La cosa che maggiormente attira l’attenzione è il dinamismo dello stato emotivo e psicologico della protagonista. La sig.ra Irene Wagner non ci viene semplicemente presentata come un personaggio monolitico su cui si abbatte la disgrazia; no, ella subisce un cambiamento profondo e soprattutto continuo, ogni suo pensiero, ogni lettera che riceve, ogni discussione con il marito genera una mutazione, il punto focale non è più, allora, il punto di arrivo non è più, la redenzione finale ma, l’analisi del cambiamento in quanto tale, la creazione continua un nuovo io in una sorta di discontinuità dal sapore pirandelliano.
Interessante risulta anche il tema collegato della giustizia, affrontato nel complesso faccia a faccia con il marito giudice.
A tutto questo dobbiamo aggiungere una lucida descrizione della vita borghese di inizi ‘900 sfacciatamente mediocre e piena di ipocrisia.
Paura rappresenta sicuramente il miglior titolo della raccolta sia dal punto di vista stilistico, sia per gli interrogativi tutt’altro che banali sollevati.

Lettere da una sconosciuta

Questo è un racconto sorprendente sotto molti aspetti. Una lettera damore in cui, con poche pagine, viene condensata tutta unesistenza.
Risulta spesso ripetitiva, alcuni concetti vengono ribaditi più e più volte ma si tratta comunque di un effetto voluto e gestito in maniera impeccabile tanto da non risultare mai eccessivamente stancante e ci permette di capire meglio lossessione della signora.
E avvincente, in grado di generare curiosità nel lettore, leggendolo si viene colti dalla classica smania da lettura e la curiosità di sapere come si concluderà aumenta proporzionalmente alle pagine lette, questo per una lettera damore non è affatto scontano. Una reazione del genere si prevede per titoli più orientati al mercato con meno ambizioni colte e stupisce ritrovarsi in una lettura febbrile davanti a un titolo del genere (anche se devo ricordare che Zweig godette di vero e proprio successo in campo letterario).
Delle tre storie è quella in cui il sesso è più presente e non mi riferisco alla professione di prostituta intrapreso dalla protagonista, ma ad un serpeggiante senso di sottomissione mai realmente palesato ma comunque avvertibile. Un vero e proprio rapporto di dominazione in grado di donare al racconto una superba sensazione di torbido.

Finito il libro posso dire di aver scoperto un autore molto capace, a suo agio, come qui dimostrato, tra generi anche molto distanti tra loro.
Pur essendo racconti molto diversi se ne possono ricavare alcune caratteristiche comuni. Una forte propensione alla descrizione emotiva e psicologica, pensando agli anni in cui sono stati scritti (prima metà del 900) è facile riconoscere in essi una forte influenza delle, allora neonate, teorie freudiane.
Zweig concentra la sua analisi su un unico personaggio della storia ed è solo tramite esso che il lettore conoscerà gli eventi. In questa posizione soggettiva viene descritta ogni più piccola ansia, ogni più piccolo pensiero del protagonista.
Una scrittura pulita e scorrevole sempre volta alla massima chiarezza.
La caratteristica principale delle tre opere, sembrerà lapalissiano dirlo, risiede nellesigua lunghezza delle storie, lautore predilige una forma intensa e concisa focalizzandosi esclusivamente sullobiettivo della narrazione. Informandomi un po meglio ho scoperto che quella di Zweig era una vera e propria vocazione alla brevità, dimostrando come non siano necessarie centinaia di pagine per scrivere grandi opere.

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6 thoughts on “Racconti (1920-1941) di Stefan Zweig

  1. “Novella degli scacchi” mi fece scoprire Zweig, lessi quel testo tanti anni fa e l’ho riletto di recente. Gli altri due, invece, sono da tempo nella mia lista e il tuo giudizio mi conforta.
    Non so se li hai già letti, ma in caso negativo ti consiglio, assolutamente, “Il mondo di ieri (ricordi di un europeo)” e “Dostoevskij”. Il primo è una sorta di autobiografia che abbraccia il mondo culturale e non solo di fine ‘800 – inizio ‘900. Il secondo è un saggio.
    Io, intanto, faccio scalare posizioni a “Paura” e “Lettera di una sconosciuta”. 🙂

    • Ti confermo che vale la pena leggerli entrambi.
      Non conoscevo le altre due segnalazioni vedrò di reperirle al più presto anche se la lista delle cose da leggere è sempre più piena 🙂

  2. Non conoscevo questo autore ma mi sono “imposta” di leggere più racconti quest’anno quindi lo aggiungo alla mia lunghissima wishlist visto che mi hai incuriosita non poco! Buona serata 🙂

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