1001 Fumetti da leggere prima di morire (2013) – Paul Gravett

ImmagineQuesta è la prima volta da quando il blog ha preso vita in cui mi ritrovo a scrivere una recensione senza aver letto tutto il libro. E’ chiaro che il volume si presta ad un azione di questo tipo, esso rappresenta un catalogo cronologico di quello che sono, o dovrebbero essere, o comunque vengono considerati i migliori fumetti mai realizzati di tutti i tempi.
Gli elementi negativi dell’operazione non sono pochi e coinvolgono tanto la struttura quanto il contenuto.
Al centro della trattazione è posta l’opera in quanto tale, svincolata quasi completamente dagli autori che l’hanno generata e, malgrado l’ordine temporale, svincolata dal periodo nel quale ha visto la luce. Una scelta del genere, per quanto possa essere discutibile, può funzionare solamente se supportata da una serie di strumenti accessori indispensabili per la facile consultazione del materiale presentato; quindi mi sarei aspettato a fine volume almeno un indice alfabetico dei fumetti presentati invece la rapida consultazione può avvenire esclusivamente tramite un indice per autore che, per quanto possa essere utile risulta parziale e asimmetrico con la logica proposta dal progetto di Gravett.
Le schede monografiche risultano troppo eterogenee. Scrittore e disegnatore sono riportati a piccoli caratteri in alto a sinistra (e qui ritroviamo un eco della scelta strutturale poco sopra esposta) ma nello specchietto sottostante si presenta nuovamente il campo autore, dove in maniera abbastanza casuale vengono ripetuti i nomi del disegnatore o dello sceneggiatore quando ancora non il nome del paese d’origine, mi sembra superfluo evidenziare come questa infelice scelta possa generare confusione nel fruitore.
La scelta dei fumetti lascia nuovamente interdetti, non mi riferisco  alle possibili inclusioni o alle deludenti esclusioni ma, alla ratio con la quale queste scelte sono state fatte. Non è chiaro il motivo per il quale Tex venga presentato attraverso un albo singolo mentre, Dylan Dog in quanto testata generica. Non è questo l’unico esempio che potrei riportare, ma è quello, probabilmente, più vicino a noi italiani.
Quello che fa maggiormente storcere il naso è però la dichiarazione di intenti presente nell’introduzione al volume, la volontà di costituire un canone fumettistico. Se l’intento era realmente quello di creare un corpus di opere fondamentali del mezzo, questa richiedeva una trattazione più specifica delle stesse, una sguardo maggiormente critico e magari accademico, contemplando anche la possibilità di una diversa gestione del materiale. Manca nel libro, l’approccio scientifico che la prefazione fa presagire, manca la volontà di approfondimento, di indagine, essenziale per un progetto così audace come quello presentato. Il tutto si esaurisce in una moltitudine di schede contenenti per gran parte una sinossi parziale e scialbi aneddoti di colore.
Al netto dei difetti, sicuramente abbondanti, possiamo trovare però qualche pregio. La quantità considerevole di fumetti presenti riesce a stimolare un certo grado di curiosità e la voglia di sperimentare autori meno conosciuti.
Insomma un lavoro con troppe pecche e pochi pregi per poterne uscire soddisfatti, in grado, malgrado tutto di generare qualcosa di buono, senza pur tuttavia averne merito.

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