Ragazzi di vita (1955) di Pier Paolo Pasolini

ragazzi di vita recensioneLe opere cinematografiche di un autore come Pasolini mi hanno sempre in un modo o nell’altro lasciato qualcosa, una riflessione, un senso di disgusto, un’ispirazione, insomma tutto tranne l’indifferenza. Non avevo mai letto nulla di suo e ho deciso di approcciarlo con questo romanzo, confermando la stessa impressione avuta col cinema, forse anche superandola. In quest’opera l’autore ci porta nelle borgate della Roma del secondo dopoguerra, offrendoci uno spaccato della vita della gioventù delle classi sociali più basse, fatta di espedienti e di piccoli piaceri. Lo sguardo di Pasolini sembra quasi documentaristico, segue gli abitanti del posto, soffermandosi molto sull’ambiente, ricostruendo una Roma a me sconosciuta e quasi impossibile da immaginare attraverso le avventure di questi bambini e ragazzi (uno su tutti il Riccetto). Utilizzando in modo davvero efficace il dialetto romanesco e uno stile essenziale ci porta fra loro, nelle loro abitazioni in rovina, tra le loro grandi famiglie al limite della povertà, insieme a loro quando si dedicano a furtarelli o lavoretti per tirare a campare o quando arrivano a prostituirsi (motivo per cui il romanzo fu accusato di oscenità). Nello stesso tempo siamo con loro quando vanno a divertirsi, facendo il bagno sulle rive del Tevere tra immondizia e squallore, e li ritroviamo bambini quali sono, vittime di un mondo in cui sono costretti a “sopravvivere“. Il periodo storico del boom economico come lo conosciamo viene qui ribaltato da quese pagine e il forte cambiamento imposto alla società – sembra dirci l’autore – comporta delle vittime, la cui purezza viene distrutta. Al termine della lettura quindi, più che l’aver conosciuto un gruppo di giovani scapestrati e problematici, rimane invece la sensazione di aver goduto di una rappresentazione di una società, di una città e di un microcosmo forse lontano da noi, ma vivo e reale.

“Marcello invece, abitava ai grattacieli un po’ più avanti grandi come catene di montagne, con migliaia di finestre in fila, in cerchi, in diagonali, sulle strade, sui cortili, sulle scalette, a nord, a sud, in pieno sole, in ombra, chiuse o spalancate, vuote o sventolanti di bucati, silenziose o piene della caciara delle donne e delle lagne dei ragazzini. Tutt’intorno si stendevano ancora prati abbandonati, pieni di gobbe, e monticelli, zeppi di creature che giocavano coi zinalini sporchi di moccio o mezzi nudi.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...