Il canto di Kali (1985) di Dan Simmons

Il canto di KaliIl poeta Robert Luzcak si reca a Calcutta con moglie e figlia appena nata per prendere visione di un manoscritto che potrebbe essere opera di un famoso poeta indiano dato per morto anni prima. Un’atmosfera non troppo amichevole e personaggi inquietanti trasformeranno il breve soggiorno del protagonista in una discesa a capofitto nell’orrore. Nonostante io mi spacci per amante dell’horror, negli ultimi tempi, frequentando blog e social network, mi sono accorto delle ristrettezze dei miei orizzonti e ho deciso, con i tempi a mia disposizione, di approfondire il più possibile la conoscenza del genere in tutte le sue sfaccettature. In questo caso, non avevo mai letto nulla di Simmons e come prima volta è stata davvero folgorante. Un poeta dato per morto, un rito iniziatico, una divinità terribile più reale di quello che le sue spaventose raffigurazioni possono solo far intuire e il desiderio di Luczak di tenere al sicuro la propria famiglia sono gli elementi principali di una storia accattivante che coinvolge sin dalle prime pagine.  L’autore va a scomodare quel poco che basta la mitologia indiana per creare un dramma teso, in grado in più di un’occasione di spaventare davvero relegando tutti i personaggi sullo sfondo di una città a dir poco infernale: Calcutta con la sua vastità, il suo aspetto tremendo, la povertà in ogni angolo, la sporcizia e la disperazione, trasuda morte e angoscia, rivelandosi un terreno adatto per leggende e rituali ancestrali. Non sono quindi gli omicidi o i riferimenti alla mitologia a terrorizzare, quanto Calcutta e l’atmosfera che si respira: in questo l’autore ha colpito nel centro, creando un affresco maligno, cattivo, senza via d’uscita in cui anche le strade battute dalla pioggia monsonica acquistano un fascino perverso e terribile. Il protagonista si trova catapultato in una realtà da lui conosciuta e studiata, ma sempre temuta e non tarderà ad affrontare incubi inimmaginabili e come lettore ho percepito il suo smarrimento e l’imminente discesa inesorabile verso una resa dei conti frustrante e drammatica. Una lettura da cui sono uscito pienamente soddisfatto e colgo l’occasione con questo post per chiedere a chi segue il blog consigli su altri autori o altre opere (King, Poe, Lovecraft, Barker, Rice esclusi) imprescindibili per una visione più completa del genere horror.

“Vi sono luoghi troppo malvagi perché sia consentito loro di esistere. Vi sono città troppo maligne per essere tollerate. Calcutta è uno di quei luoghi”.

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