Meno di zero (1984) di Bret Easton Ellis

meno_di_zero_recensioneDopo la lettura di questa sua opera prima (scritto all’età di 20 anni), Ellis è finalmente entrato nell’olimpo dei miei autori preferiti. Non ho avuto l’effetto sorpresa nel trovarmi di fronte al mondo raccontato, siamo infatti nelle stesse atmosfere di “Acqua dal sole“, la raccolta in cui mi ero imbattuto e di cui avevo parlato qui. Ellis ci porta nella Los Angeles anni ’80 degli studi cinematografici, i protagonisti sono i rampolli di questa società, sempre sotto effetto di stupefacenti, sbattuti da una festa all’altra senza capacità di comunicare tra loro. Droghe, medicinali, alcool, promiscuità sono i mezzi di comunicazione di questi giovani disincantati, figli viziati di genitori strafatti, l’MTV generation dei ricchi, quelli che non vedevano i videoclip, ma vi partecipavano. Clay, il narratore, torna a L.A durante le feste natalizie, dopo il primo semestre di università e racconta in modo distaccato alcuni momenti della permanenza; lo vediamo coinvolto in situazioni al limite, incapace di gestire la sua storia con Blair, ma in modo consapevole e impotente non fa nulla per tirarsi fuori da questo mondo forse per lui lontano. Nel suo essere poco partecipe, Clay vive con una certa ansia i contatti col suo passato recente, su di lui incombe la paura di non controllarsi e si affida spesso ai ricordi dell’adolescenza, quando ancora il mondo aveva dei segreti e non tutto aveva perso significato. Nello stesso tempo il modo asettico di raccontare di Clay permette all’autore di non esprimere giudizi, ma di fotografare perfettamente i tratti salienti di una società tipica dell’epoca: il lusso, l’apparenza e l’incomunicabilità. Atmosfera estremamente decadente e affascinante per me e, nonostante la lettura risulti a tratti giustamente ripetitiva (i personaggi sono tutti uguali, le loro azioni sempre le stesse), sono riuscito a percepire un’angoscia di fondo davvero particolare: quella sensazione di essere sull’orlo del precipizio, incapaci di avere contatto col prossimo, la paura di stringere legami e l’anestetizzarsi di continuo per evitare di fare i conti con la realtà.

Un ottimo esordio che consiglio a tutti. Non consiglio invece la visione dell’omonimo film (in italiano Al di là di tutti i limiti) con Robert Downey Jr perché coglie solo alcuni spunti, rimanendo forse fin troppo pulito rispetto al mondo raccontato nel libro. Un sottofondo che consiglio è invece un qualsiasi album strumentale di genere newretrowave (Miami Nights 84, College, Mitch Murder), adatto a ricreare l’atmosfera assolata e desolante della los Angeles dei ricchi, quella dei tramonti suggestivi prima dei party devastanti.

“Quella sera andai in Topanga Canyon e parcheggiai vicino a un vecchio luna park deserto ma ancora in piedi, vuoto e silenzioso. Dal punto in cui mi trovavo sentivo il vento soffiare nel canyon. La ruota gigante si mosse leggermente. Un coyote ululò.
Le tende sbattevano nel vento caldo. Era ora di andar via. Mi ero fermato a L.A. troppo a lungo”

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