Altre voci, altre stanze (1948) di Truman Capote

altre_voci_altre_stanzeL’adolescente Joel, dopo la morte della madre, riceve una lettera dal padre, ora risposato, il quale lo invita a stare da lui in un paesino della profonda campagna del sud degli Stati Uniti. Al suo arrivo il ragazzo conoscerà un mondo totalmente diverso dalla realtà cittadina nella quale era vissuto, strani personaggi e luoghi lo metteranno di fronte alla responsabilità di crescere. Romanzo d’esordio semiautobiografico del mio adorato Truman Capote, il volume si connota stilisticamente a pieno titolo nella produzione dell’autore; vi ho trovato una sicurezza espressiva, un talento limpido e disinvolto, mentre dal punto di vista della storia raccontata ho scoperto che Capote sapeva anche giocare col mistero, creando un’atmosfera rarefatta e dei personaggi bizzarri quando non del tutto tremendi. Sin dalle prime righe ho respirato l’aria torrida dell’estate del Sud, le lunghe passeggiate sul calesse, i luoghi abbandonati e sconosciuti vengono descritti attraverso sensazioni e leggende (v. il Cloud Hotel e la stessa residenza del padre di Joel) e in un attimo si prova lo smarrimento di Joel, tutto preso a farsi grande di fronte alle novità, ma impaurito dalla fondamentale solitudine della sua nuova vita. I personaggi nella loro semplicità sono il vero punto di forza: oltre a Joel abbiamo Amy, moglie del padre e devota infermiera, il sempre malato e misterioso cugino Randolph dai discorsi decadenti, la povera Zoo e il suo vecchio nonno Jesus Fever, domestici di colore della residenza e le giovani sorelle Idabel e Florabel, in eterno litigio tra loro e che cercheranno la compagnia di Joel (soprattutto la sfrontata Idabel). Tra allucinazioni, leggende e racconti misteriosi seguiamo una fase della crescita del protagonista, come nel più classico dei romanzi di formazione, solo che Capote inserisce una componente intangibile, metaforica, che rende il tutto molto sognante fino alla parte finale tanto delirante quanto controversa. Consigliato a chi ama l’autore e a chi ama le storie di formazione e le ambientazioni suggestive. Un gioiellino.

“…era casa sua per diritto, disse, perché, qualora se ne fosse andato – come aveva fatto una volta – altre vocei, altre stanze, voci perdute e fievoli, sarebbero echeggiate nei suoi sogni.”

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