Guardie d’onore, Autunno 1152 (2007) di David Petersen

guardie_d_onoreNovembre, almeno in Italia, rappresenta il mese più importante del settore fumetto grazie a Lucca Comics and Games, giunta ormai alla sua XXI edizione. Come accade ormai da qualche anno non sono mancato all’evento, anche grazie alla disponibilità del mio amico e blogger Arp di nerdpopculture che in un colpo solo ha messo a disposizione mezzo di trasporto, albergo e divertenti imprevisti. Quest’anno la scelta degli acquisti è stata molto influenzata dal blog tralasciando per la prima volta la mia personale collezione omnia di Martin Mystere, ho scelto titoli, spero, interessanti di cui ne leggerete le recensioni nei prossimi mesi. L’acquisto di Guardie d’Onore è avvenuta un po’ per caso, complice l’ottimo prezzo e il particolare formato in grado di attirare la mia attenzione e su cui tornerò successivamente. I roditori protagonisti di questo fumetto sono rappresentati in maniera leggermente diversa da come ci ha abituati l’industria culturale novecentesca. Questi animaletti subiscono solitamente una pesante antropomorfizzazione fino a quasi cancellarne le peculiarità animali in favore di quelle umane; non mi riferisco per forza di cose allo stranoto Topolino ma penso anche alla più recente saga di Blacksad o all’impegnato Maus. Petersen sceglie invece una strada diversa, deforma al minimo le caratteristiche naturali rappresentando in buona sostanza dei topi veri e propri, questa scelta stilistica è evidente soprattutto nella verosimiglianza dei musi. L’autore intraprende una strada più complicata, le espressioni facciali a sua disposizione sono chiaramente ridotte e si costringe ad un minuzioso lavoro sui dettagli corporei per poter esprimere le stesse sensazioni dimostrando, in questo modo, un’abilità fuori dall’ordinario.

La ricercata simmetria nella disposizione delle vignette

La ricercata simmetria nella disposizione delle vignette

Rendere così reali i topi non costituisce esclusivamente una scelta estetica bensì risulta funzionale al racconto stesso, la spiegazione ci viene fornita dall’autore nella prima pagina introduttiva. La narrazione funziona perché la sopravvivenza dei topi diviene un avventura, i serpenti sono un avventura, i granchi sono un avventura e questo è possibile esclusivamente nel momento in cui i topi sono più topi possibile ed è anche in questa logica che va letta eventualmente la scelta grafica dell’autore.

I granchi diventano un problema

I granchi diventano un problema

Per quanto riguarda i disegni non si può non rimanerne affascinati, l’autore pone al centro dell’attenzione i personaggi utilizzando maggiormente primi piani, piani americani o piani interi, messi ancor più in evidenza dal minimalismo utilizzato per gli sfondi a volta addirittura del tutto assenti. Mancanza questa sopperita dal magistrale uso del colore che ne fa un altro dei punti forti del fumetto, la palette autunnale utilizzata trasmette in maniera unica gli odori e le sensazioni dell’autunno. Un ultimo aspetto grafico impossibile da non considerare risiede nella ricercata griglia utilizzata per la disposizione delle vignette. La simmetria pervade tutto il volume; sia chiaro, è usuale per la maggior parte dei fumetti adottare griglie più o meno simmetriche, ma devo ammettere di non aver mai visto una ricerca così sistematica e prolungata direi quasi ossessiva. Inoltre la forma inusuale del volume (praticamente quadrato) garantisce all’autore Americano una maggiore originalità nelle disposizioni proposte. A margine aggiungo di non aver apprezzato il lettering un po’ troppo anonimo e freddo poco azzeccato in un lavoro dalle tinte calde e poco spigolose. La narrazione avviene per sottrazione soprattutto nei dialoghi sempre molto essenziali, uniti ad un completo abbandono delle didascalie, tendenza di moda negli ultimi anni. Petersen concentra l’attenzione sui momenti fondamentali, sugli snodi chiave della storia lasciando il resto delle vicende all’intuizione o a piccoli riassunti presenti tra i vari capitoli.

I colori caldi dell'Autunno

I colori caldi dell’Autunno

La trama non è certamente delle più innovative, siamo nel pieno canone del genere di cappa e spada, avvincente ma rivisto. E’ l’utilizzo dei roditori a conferire quel qualcosa in più al racconto, fossero stati utilizzati degli umani avremmo un fumetto dal valore sicuramente inferiore; questa considerazione ha innescato in me un’ulteriore riflessione sulle caratteristiche peculiari di cui dispone questa arte sequenziale. Spero di trovare il modo di poter tornare prossimamente su questo argomento, per il momento mi limito a segnalare un interessante articolo di Luca Barbieri (a mio avviso uno dei blog più interessanti e stimolanti per chi si interessa di fumetto). In definitiva un fumetto da leggere ma, più di altri, da guardare. L’impatto visivo è senza ombra di dubbio l’aspetto più affascinante dell’intera opera, sicuramente indirizzata ai più piccoli ma con spunti interessanti per lettori di ogni età.

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