L’inquilino del terzo piano (1964) di Roland Topor

l'inquilinodelterzopianoL’impiegato Trelkovsky, dopo essere stato sfrattato, trova un appartamento in affitto che sembra essere l’ideale: l’unico elemento strano è che la precedente inquilina, Simonetta Choule, si è gettata dalla finestra ed è morente all’ospedale. Il nostro modesto protagonista, dalla vita tranquilla e dalle semplici abitudini, inizierà a subire minacce da parte dei condomini, ritrovandosi in situazioni inspiegabili. Ecco che Trelkovsky si ritroverà in un incubo dai contorni irreali, affacciandosi a quella stessa finestra dalla quale si è gettata (o è stata gettata) Simonetta inizierà a sentirsi vittima di un complotto ai suoi danni, perdendo qualsiasi parvenza della sua precedente vita “normale” e finendo in una spirale di paranoie.

Topor fu iniziatore del movimento surrealista Panico insieme a Jodorowski e Arrabal, fu attore, pittore, illustratore, insomma un artista poliedrico come non se vedono spesso e già in questo suo primo piccolo ed enorme romanzo (titolo originale Le locataire chimérique) dimostra di saper lavorare con la narrazione, creando un’opera di grande impatto. L’avventura di Trelkovsky si muove sul piano onirico e surreale delle turbe mentali: abbiamo visioni, sospetti, angoscie sempre più allarmanti, si gioca con la realtà nascondendola nelle impressioni e le supposizioni del protagonista. Non conosciamo Trelkovsky, o meglio lo conosciamo al momento del suo arrivo nel nuovo appartamento, ma percepiamo la perdita della sua identità a causa dei fantomatici cattivi condomini e del suo voler conoscere la precedente inquilina, fino ad assumerne caratteristiche personali. Nella lettura assistiamo impotenti, come in un brutto sogno dal quale sappiamo di non poter svegliarci, alla caduta del nostro povero impiegato, cosciente anche lui di essere al centro di qualcosa di inspiegabile, convinto di poter combattere un nemico che non è dato sapere se reale o meno. Nemmeno alla fine del dramma si avrà una risposta concreta ai dubbi disseminati lungo la storia ed è questo che mi piace e che amo ritrovare in certa letteratura: la capacità di smuovere il lettore senza chiavi di letture chiare, lasciando che così il romanzo diventi un po’ più nostro, di noi lettori, e della nostra immaginazione. Assolutamente consigliata anche l’omonima versione cinematografica diretta e interpretata da Roman Polanski.

“Per qualche secondo si era sentito come trasportato nel w.c. e da lì guardava la finestra del suo appartamento. Aveva visto un uomo che gli somigliava come una goccia d’acqua, il naso schiacciato contro il vetro, gli occhi sgranati dal terrore.”

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