E’ difficile essere un dio (1964) di Arkadij e Boris Strugackij

u1109Un gruppo di ricercatori della Terra viene mandato sul pianeta Arkanar per studiarne i comportamenti e l’evoluzione: in questo pianeta siamo in una fase quasi medievale dove regnano regimi totalitari, violenza e ignoranza e in cui ogni forma di intelligenza viene punita. Gli scienziati hanno il compito di non intervenire, ma Anton, che qui si fa chiamare Don Rumata, inizia a soffrire la sua condizione superiore, quasi divina, e trova sempre più difficile separare il lavoro dalla vita sul pianeta, spingendosi oltre i limiti consentiti. Spinto dalla curiosità riguardo l’omonimo film russo tratto da questa opera, ho deciso di non farmi trovare impreparato alla visione e di affrontare prima la lettura. Gli autori sono gli stessi che hanno ispirato con un altro loro romanzo il grande film Stalker di Andrei Tarkovskij quindi sapevo che avrei avuto di fronte un qualcosa di davvero particolare. E’ la fantascienza che piace a me, quella poco spettacolare ma molto suggestiva, piena di riflessioni, concentrata nell’analizzare i diversi aspetti della nostra vita: in questo caso si affronta il tema delle dittature e della responsabilità. Il mondo di Arkanar e il ruolo di Anton ci vengono svelati a poco a poco, non ci sono grandi descrizioni a raccontarci il futuro/passato di questo pianeta, ma ci ritroviamo ad Arkanar senza sapere nulla, un po’ forse come il protagonista all’inizio della sua missione: attraverso i pensieri e le sue azioni cominciamo a conoscere il suo lavoro e i dilemmi che ne scaturiscono dopo anni di permanenza sul pianeta. Anton è come un dio rispetto agli abitanti di Arkanar, conosce tecnologie ancora mai inventate, ma non può avvalersene per migliorare la vita degli abitanti e si ritrova impotente e combattuto poiché lui deve solo osservare e far conoscere quanto vede a chi è sulla Terra. Spettatore di violenze e soprusi, dopo anni di osservazioni, Anton reagisce come un vero e proprio deus ex machina, scoprendo forse che non è l’intervento ciò che fa di lui un dio. Lettura davvero interessante, forse non il massimo per me che guardo anche alla forma e mi lascio spesso abbagliare da una prosa originale e particolare, ma qui abbiamo una storia efficace in grado di generare sensazioni e ragionamenti poco scontati. Non resta ora che recuperare il film.

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