Paura di volare (1973) di Erica Jong

paura_di_volare_recensioneIsadora Wing, giovane scrittrice e poetessa, segue il marito, lo psichiatra Bennet , in un viaggio a Vienna per una convention tra psichiatri che richiama professionisti da tutto il mondo: in questa occasione prenderà una sbandata per lo strizzacervelli Adrian Goodlove, una cotta davvero forte che le farà rimettere in discussione tutta la sua vita e le sue scelte, sentimentali e non. Questo è uno di quei romanzi misteriosamente finiti nella mia libreria, mai affrontato dal sottoscritto poiché immaginavo una sorta di pesantezza dogmatica dovuta alla sua fama come pilastro “femminista”. Niente di più sbagliato: mi sono trovato di fronte ad un racconto spigliato, una protagonista intrigante, dei personaggi esagerati e un linguaggio attuale, a tratti volgare che all’epoca sconvolse il pubblico e ancora oggi, secondo me, fa il suo lavoro. Il punto di partenza della paura di volare che dà inizio al flusso di pensieri di Isadora mi ha vagamente ricordato lo spunto iniziale de “La coscienza di Zeno” ed è efficace nel simboleggiare le paure e i contrasti della protagonista: Isadora cerca infatti di scoprire le origini delle sue insoddisfazioni, degli anni passati in analisi e della sua voglia di amore (e di sesso) e la storia con Adrian sembra metterla di fronte ai suoi demoni. Il sesso, descritto in tutte le sue forme nei modi più espliciti, è protagonista del romanzo, c’è una componente fisica di cui l’autrice e la sua – se vogliamo – alter ego Isadora è pienamente consapevole ed è in questo forse che va vista la componente  femminista: l’audacia con cui, appunto, una donna descrive la sua vita sessuale diviene il mezzo per aprire molte altre porte alle milioni di donne che si ritrovarono nell’immagine descritta dalla Jong; tramite la libertà sessuale era possibile evidenziare altre libertà, meno appariscenti ma non meno importanti. E’ una lettura utile anche all’universo opposto: da uomini si può rimanere sconvolti dalla brutalità di alcuni passaggi e descrizioni che non lasciano nulla all’immaginazione, ma si percepisce una voglia di emergere, di stare in pace con noi stessi e col prossimo, di saper godere delle cose buone che abbiamo che è tipica dell’essere umano, maschio o femmina che sia. Il viaggio vorticoso alla ricerca di sè della nostra eroina è molto personale, fatto di ripetizioni, di sfoghi, di autoanalisi, ma centra perfettamente l’obiettivo e consegna alla letteratura un personaggio originale e significativo, ancora oggi dopo 40 anni, impresso nell’immaginario.

“Non ero contraria al matrimonio. In realtà ci credevo. Bisogna avere un amico del cuore in un mondo ostile… Ma che ne era di quegli altri desideri che dopo un po’ il matrimonio non faceva più molto per esaudire? L’inquietudine, la smania, il pulsare nelle viscere, nella fica, il desiderio di essere riempita, di essere scopata ovunque, il desiderio ardente di champagne secco e di baci umidi…tutte le romantiche sciocchezze che con metà del cuore desideri e con l’altra metà deridi ferocemente”

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