Silver Surfer, Parabola (1988) di Stan Lee, Moebius

copertinaBastano quattro parole per motivare la lettura di questo fumetto: Stan Lee e Moebius insieme. Si tratta di due dei più famosi rappresentati della nona arte, tanto vicini nella loro grandezza quanto distanti nel modo di concepire e fare il fumetto. Stan Lee è considerato il padre della moderna visione del Supereroe, ha creato e sviluppato personaggi divenuti leggendari; nessuno più di lui rappresenta l’industria dei comics americani. Jean Giraud con il suo celeberrimo nome d’arte ha saputo ridefinire l’immaginario fantascientifico; il suo stile grafico e la sua potenza visionaria lo hanno reso uno dei più famosi e conosciuti rappresentati della scuola Europea. L’incontro tra due personaggi di questo calibro non è interessante esclusivamente sulla base delle loro capacità artistiche ma anche in quanto punto d’incontro tra due modi di vedere il fumetto (incontro molto meno scontato di quanto non possa apparire oggi). Questo Silver Sufer è fuori continuity, scelta particolarmente azzeccata in quanto ha permesso sia una maggiore libertà agli artisti sia di raggiungere un target meno legato all’esclusivo mondo dei Supereroi americani. Come si suol dire, mai giudicare un libro dalla copertina ma visto il formato del volume sembra impossibile non iniziare da questo aspetto. Personalmente non ho mai trovato un fumetto di queste dimensioni, richiama il già generoso formato francese ma notevolmente sovradimensionato. Una scelta di questo tipo è interessante sul lato artistico in quanto permette l’esaltazione dei disegni dell’artista francese e sul lato commerciale garantisce la, giustamente ricercata, visibilità all’albo.

Lo splendido Galactus di Moebius

Lo splendido Galactus di Moebius

Graficamente la parte del leone non è svolta dal protagonista bensì dal gigantesco antagonista. Ho trovato il Galactus di Moebius letteralmente perfetto, marmoreo, glaciale, austero. L’artista francese riesce a esprimere visivamente il distacco morale del personaggio creando una sintesi perfetta con il comparto letterale. Quello che Galactus dice è perfettamente coerente con quello che Galactus mostra. Purtroppo questo approccio, il quale torno a dire ho apprezzato molto, mostra alcuni limiti nelle, pur poche, sequenze d’azione. Il Galactus disegnato da Moebius ha carattere totemico e in quanto tale limitato dinamicamente. E’ qui che si avverte il divario tra l’approccio action del supereroismo americano e l’approccio concettuale più tipicamente francese ed europeo in generale. Stan Lee scrive un storia certamente più matura rispetto alla media delle pubblicazioni Marvel. Le tematiche affrontante sono profonde ed articolate, cercano di sondare l’animo umano il più a fondo possibile; il tutto condito da una buona dose di pessimismo, il quale aleggerà sulla storia fino all’ultima tavola. Evidenti i richiami religiosi, il titolo è piuttosto indicativo senza contare la predisposizione al sacrificio del surfista d’argento, configurandosi così come una sorta di cosmico Cristo; non credo però ci sia nulla di più esplicativo di quanto detto della tavola n.21 dove è possibile osservare il protagonista in

Silver Surfer/Cristo

Silver Surfer/Cristo

“croce” (almeno nella posa) mentre pronuncia parole come <<Non sanno quel che fanno>>. Stan Lee, grande uomo d’industria, infarcisce una storia ricca di misticismo, una storia calibrata su Moebius o ancora meglio calibrata su quello che il pubblico si sarebbe aspettato da Moebius. Purtroppo alla fine dell’albo il sentimento predominante è quello della delusione, l’impressione è di aver letto, non il capolavoro che si aspettava, ma un occasione mancata. Il disegnatore di Blueberry, immenso nel suo Galactus, non sembra altrettanto a suo agio con il più dinamico Surfista. Il vulcanico sceneggiatore tradisce un eccessivo pragmatismo morale, cadendo nella tentazione di dispensare giudizi definitivi, appare qui netta la distanza che lo separa da Jodorowsky. Non mi sento di sconsigliarne la lettura in quanto si tratta pur sempre dell’opera di due artisti imprescindibili, impreziosita per altro da una colorazione interessante e suggestiva; non si tratta però, è bene sottolinearlo, della massima espressione del genio dei due soggetti coinvolti.

Preparazione di una tavola

Preparazione di una tavola

Un ultimo plauso al lavoro presentato, nelle ultime pagine del volume, da Giorgio Lavagna (Editor Marvel Italia) una chiara ricostruzione storica del fumetto anni ’80 e ’90 focalizzata sulla situazione americana ed europea. Sintesi, che devo ammettere, ho apprezzato forse ancor più del fumetto stesso.

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2 thoughts on “Silver Surfer, Parabola (1988) di Stan Lee, Moebius

  1. Certamente uno strano sodalizio, quello di Lee e Giraud, di certo (all’apparenza) incompatibili. Mi trovo d’accordo sulle tue “critiche”.
    Personalmente sono più affezionato alla visionaria “epopea classic” del surfista, firmata Lee & Bushema.
    Buona serata!

    • Grazie per aver visitato il sito. Quello di Stan Lee e Moebius è sicuramente da considerarsi un esperimento e come tale va presto. Concorso sulla superiorità del duo Lee e Bushema che ovviamente aveva approcciato il personaggio anche in modo completamente diverso.

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