Nebbia (1975) di James Herbert

nebbia_herbertPer la serie “c’è altro oltre a Stephen King” ho acquistato ad una bancarella alcuni mesi fa questo volume ed. Urania di un classico fantahorror di James Herbert, autore che colpevolmente ancora non avevo mai letto. Siamo nella campagna inglese e a seguito di una forte scossa di terremoto, una strana nebbia fuoriesce dal terreno: tutti coloro che entreranno in contatto con questa sostanza verranno colti da improvvisa follia e inspiegabili fenomeni inizieranno a turbare la quiete dei paesi intorno. Holman, il primo sopravvissuto all’incidente causato dal terremoto si metterà al servizio delle forze dell’ordine per fermare l’imminente catastrofe, mentre gli scienziati cercheranno di scoprire un antitodo all’infezione. Al limite tra l’horror più angosciante e il catastrofismo puro, Herbert regala una storia ideale, paradigmatica e appassionante.  Gli ingredienti sul tavolo sembrano quelli di un classico b-movie, ma l’autore sa dosare la tensione, creando un clima tremendo di ansia in cui nessuno è al sicuro, tirando in ballo l’inefficienza dell’esercito e delle forze dell’ordine tutte e regalandoci un antieroe, polemico quanto basta ma capace di prendere su di sè le sorti dell’intero paese. Ciò che ho apprezzato di più è la lunga sequenza iniziale nella quale vediamo sprazzi di follia colpire le situazioni più diverse, la nebbia impalpabile e tutto sommato quasi tipica del clima inglese miete vittime inconsapevoli e l’autore spinge su questo non tralasciando nessuno (compresi i bambini) e descrivendo momenti di orrore estremo. Proseguendo nella vicenda, l’orrore iniziale lascia spazio all’indagine e ai tentativi di risoluzione, una parte questa meno avvincente ma congeniale al gran finale esplosivo. Quello che spaventa è l’insicurezza con cui si trovano a combattere i nostri protagonisti: non conoscono il nemico, non sanno come difendersi e come resistere alla follia capace di mettere tutti contro tutti: la perdita della calma quotidiana è il vero orrore che si cela dietro alla catastrofe, la consapevolezza che semmai le cose dovessero tornare normali, chi è sopravvissuto dovrà convivere con quanto ha visto.

“Poi c’erano le persone che si comportavano in modo assolutamente normale, che si mettevano in coda alle fermate degli autobus o si avviavano a passi rapidi al lavoro, con un ombrello o la cartella in mano, chiacchierando come se fosse un giorno come gli altri, ignorando completamente il caos che si stava scatenando tutt’attorno a loro. Quella era la loro forma di pazzia.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...