Gioco crudele (1977) di John Saul

gioco-crudele_recensioneRomanzo letto quasi tutto d’un fiato durante le festività pasquali, quest’opera prima di John Saul – autore che non conoscevo – mi ha positivamente impressionato e regalato delle scene davvero indimenticabili. Siamo nella provincia americana, nella cittadina di Port Arbello c’è una casa sul promontorio vicino alla scogliera dove abita la famiglia Conger: la leggenda vuole fatti di sangue abbiano coinvolto già da anni i membri della famiglia e lo stesso destino sembra ripetersi con gli attuali abitanti. Nel frattempo tutta la comunità verrà sconvolta dalla scomparsa di alcuni ragazzi e la famiglia Conger sembra essere coinvolta, tra antiche storie, caverne nascoste, boschi nefasti e tavolette oui-ja. Raccontare la trama senza anticipare troppo è quasi impossibile, anche perché è lo svolgersi degli eventi a tenere in piedi il romanzo, composto tutto sommato in modo asciutto e per nulla appesantito da descrizioni inutili: con l’antefatto l’autore ci catapulta subito nella casa del promontorio e ci ritroviamo impotenti ad assistere alle terribili vicende senza nemmeno un preambolo o una presentazione. Va detto che molti sono i protagonisti che si alternano nel libro, ma nessuno spicca sugli altri; abbiamo i genitori Jack e Rose Conger, le figlie Sarah ed Elizabeth, il poliziotto Ray Norton, i vari ragazzi loro amici, ma la vera protagonista è la maledizione che ha colpito i Conger: impalpabile, leggendaria, in grado di possedere i personaggi, mai innocua e tremendamente letale. Ed è proprio questo che mi ha colpito, tenendomi incollato alle pagine: il fatto cioè che i personaggi sono tutti vittime, chi più chi meno, di una forza che non viene descritta  fisicamente ma che è connotata dalla brutalità delle azioni che si lascia dietro, portando noi lettori all’interno della fantomatica caverna, considerata la “porta dell’inferno” e abbandonandovi per sempre l’innocenza dell’infanzia. E’ un peccato che si conosca poco questo autore, ma da quello che ho letto, non ha nulla da invidiare agli incubi milionari firmati da Stephen King. Agli amanti del genere consiglio di perdersi nel bosco della casa sul promontorio, non rimarranno delusi. Ps: il titolo originale è “Suffer the children”, molto più adatto.

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