P’tit Quinquin (2014) di Bruno Dumont

ptit-quinquin-bruno-dumont_recensione2014-poster Nella provincia del Nord della Francia, la tranquillità di un villaggio sul mare viene turbata dal ritrovamento in un bunker abbandonato del cadavere di una mucca contenente i resti di un corpo umano. Il piccolo Quinquin, la sua fidanzatina Eve e i loro amici seguono curiosi le strampalate indagini del comandante Van Der Weyden e del collega Carpentier, mentre i cadaveri cominciano ad aumentare. Bruno Dumont, regista francese molto discusso per alcuni suoi film, da sempre attento a temi come il male, la vita di provincia e riconoscibile per un certo sguardo distante e impotente di fronte all’amara normalità della vita, si cimenta qui con la tragicommedia, a tratti grottesca, di una miniserie televisiva in 4 puntate. PTQQ Post 2Siamo nella Costa d’Opale e l’estate ventosa e tranquilla della comunità viene interrotta da questa serie di omicidi incomprensibili, ma  mentre l’indagine arranca tra falsi sospetti e i tic nevrotici del comandante di polizia, l’attenzione del pubblico viene puntata su Quinquin e i suoi amici: il ragazzino, un po’ bulletto e un po’ combinaguai assiste agli eventi, ma si gode la sua estate andando in bici con la sua fidanzatina e facendo lo scemo al funerale della prima vittima. L’indagine e la ricerca della bestia umana (la bet’humaine – il diavolo che sembra abitare quei luoghi) passa in secondo piano: il mondo degli adulti, le morti inspiegabili si oppongono all’innocenza dei bambini, ma nello stesso tempo non c’è separazione tra i due universi e troppo presto questi ultimi dovranno crescere e perdere per sempre la loro purezza – è il caso della sparatoria/suicidio del giovane Mohammed. Quello che parte come un thriller diventa un romanzo di formazione e si sorride guardando Quinquin dichiarare dolcemente il suo amore a Eve, accompagnandola sempre con la sua bicicletta o quando i ragazzi vanno in giro a disturbare il prossimo con i petardi. Gli elementi più grotteschi invece sono da ritrovare nelle chiacchiere tra i due esponenti della polizia, assurdi e diametralmente opposte ai dialoghi dei protagonisti di True Detective (mi scuso per il parallelo, ma è venuto spontaneo), sottolineate dai fastidiosissimi tic del comandante e da alcuni momenti di vita quotidiana della comunità. p-tit-quinquin-li-l-quinquin-2014-1-gSi tratta però di un sorriso amaro, stentato: la provincia con i suoi ritmi desolanti, i suoi profili sferzati dal vento del nord e le sue parate con le majorettes nasconde l’ombra del Male, inspiegabile come solo la violenza e la morte sanno essere. Mi sento di consigliare questa miniserie a chi conosce le opere di Dumont, poiché c’è tutto il suo cinema riadattato al grottesco e a chi vuole vedere cosa di buono c’è oltre alla smisurata quantità di serie televisive americane.

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4 thoughts on “P’tit Quinquin (2014) di Bruno Dumont

  1. Bellissima recensione, con oggetto una fiction decisamente non scontata ed una prosa letteraria da fare invidia e che magari ritrovassi nei post che leggo di solito altrove.
    Non hai bisogno dei miei compleimenti ma ho piacere a farli. Un blog che seguo con piacere oltre che con interesse.

  2. Fantastica recensione. Questo è un prodotto molto più profondo di quel che sembra.
    Ti ringrazio per avermi fatto conoscere questa piccola perla.

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