It follows (2014) di David Robert Mitchell

It_Follows_(poster) Jay esce con un ragazzo conosciuto da poco, nonostante qualche incertezza i due si rivedono, e, dopo aver fatto sesso, il ragazzo droga Jay e la costringe ad ascoltare una cosa: da quel momento lei sarà seguita da un’entità, nascosta tra la folla, qualcuno che non conosce e che vorrà ucciderla; tutto questo finché lei non farà sesso con qualcun altro passando quindi la “maledizione” come lui ha appena fatto con lei. Nonostante l’assurdità del tutto, Jay si ritroverà ad essere seguita e perseguitata e, con l’aiuto dei suoi amici, tenterà una via d’uscita. Nei social, nei festival, tra gli esperti e appassionati di horror si mormorava da tempo di questa pellicola e le aspettative erano molto alte: io ho raccolto il suggerimento, ma non mi sono mai preso la briga di informarmi più di tanto, ma senza indugiare oltre, posso sicuramente essere d’accordo con praticamente tutti gli elogi. Il plot sulla carta non non sembra niente di nuovo, anzi su due piedi ricorda qualcosa di j-horror molto di moda qualche anno fa, ma è nel momento che il film inizia che si rimane a bocca aperta: io, pur non capendo nulla di elementi tecnici o di critica del cinema, mi lascio affascinare generalmente dalla forma e se la forma è accompagnata da un contenuto interessante e non banale allora sono al settimo cielo. In questo caso abbiamo infatti una regia sicura, attenta in ogni singola inquadratura, molto simmetrica con un uso del grandangolo che offre ampio respiro e nessun dettaglio viene trascurato, accompagna i protagonisti osservandoli in disparte quasi, come fa l’entità malefica in questione. L’atmosfera creata ci cala perfettamente nella vita di quartiere di Detroit, lontano ma non troppo dalle periferie abbandonate della città, gli adulti non ci sono e i ragazzi, in procinto di diventare loro stessi grandi si aiutano in un’amicizia fraterna, con il tipico approccio di chi sta per lasciare un mondo caro come quello dell’adolescenza. La colonna sonora firmata Rich Vreeland (in arte Disasterpiece) aggiunge quel tocco retro che si respira già dalle inquadrature e dalla location, giocando con i synth carpenteriani e inquietanto terribilmente.e957328aa1e3efb803053a6e486e8575 Ed è proprio l’inquietudine e la paura che vorrei sottolineare: sì, perchè ultimamente mi spavento molto poco e la cosa che chiedo ad un horror – sembra banale specificarlo – è appunto che mi faccia tremare dalla paura e It follows ci riesce alla grande con la sua entità multiforme che si manifesta tra la folla e cammina incessantemente verso la vittima. Non aggiungo altro e non mi soffermo nemmeno sulle tante interpretazioni date alla “maledizione”, il regista stesso è stato molto evasivo come si legge in un’intervista (I’m not personally that interested in where ‘it’ comes from. To me, it’s dream logic in the sense that they’re in a nightmare, and when you’re in a nightmare there’s no solving the nightmare. Even if you try to solve it.) e mi aggiungo semmai solamente al coro di entusiasmo che precede la fama di questo film, straconsigliandolo a tutti, soprattutto a coloro che credono che il genere horror sia morto anni fa.

ps: segnalo questa citazione, letta da una dei protagonisti durante il film, tratta se non ricordo male da L’idiota di Dostoevskij: “When there is torture, there is pain and wounds, physical agony, and all this distracts the mind from mental suffering, so that one is tormented by the wounds until the moment of death. And the most terrible agony may not be in the wounds themselves but in knowing for certain that within an hour, then within 10 minutes, then within half a minute, now at this very instant—your soul will leave your body and you will no longer be a person, and that this is certain. The worst thing is that it is certain.

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2 thoughts on “It follows (2014) di David Robert Mitchell

  1. Noto con piacere che anche tu ti sei lasciato rapire dalla bellezza di una pellicola come quella ultima di Mitchell, regista normalmente escluso dal grande circuito distributivo.
    Avevo già letto altre recensioni precedenti alla tua, ma frettolose e troppo “nerd”, in cui l’asserzione di bello soggettivo sovrastava ogni analisi, mentre al contrario tu sei partito dall’understatement ed “in levare” sei arrivato alla medesima conclusione.
    Concordo su tutto ciò che hai scritto, soundtrack compreso: stavo per scrivere qualcosa anch’io, ma penso che la tua “amichevole” recensione sia sufficiente a colmare le lacune che avevo trovato in giro per WordPress.
    Con stima e piacere, ciao.

  2. Grazie per il feedback, di Mitchell vorrei recuperare l’opera prima che credo abbia, pur essendo di genere diverso, lo stesso sapore malinconico e apparentemente distaccato che ho amato in questo film.

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