American Gods (2001) di Neil Gaiman

American_godsShadow, poco prima di uscire dal carcere, scopre che sua moglie è morta in un indicente. Diretto a casa, in aereo fa la conoscenza di tale signor Wednesday, un uomo misterioso che lo assolda al suo servizio come accompagnatore e guardia del corpo: inizialmente stupito, Shadow rifiuta ma poi accetterà scoprendo la verità dietro all’uomo, in realtà una divinità alle prese con un’imminente battaglia tra dèi antichi e moderni. Primo romanzo di Gaiman che leggo e, nonostante le mie apprensioni riguardo ad un’opera contemporanea che mescolasse mitologia e thriller, posso dirmi sicuramente soddisfatto. Siamo infatti di fronte ad un romanzo che modernizza il concetto di mitologia che abbiamo studiato, chi più chi meno, a scuola e lo ripropone ai nostri giorni: sostanzialmente gli dèi sono ancora in mezzo a noi, alimentati dalla fede degli uomini e insieme agli uomini viaggiano e colonizzano con i loro culti le terre in cui arrivano. L’America, da sempre terreno fertile per nuove popolazioni, si rivela arido per l’attecchimento di culti e miti antichi, ma anzi favorisce la nascita di nuove religioni, meno tradizionali, legate ad esempio alla tecnologia, la fama, il successo. Attraverso gli occhi spaesati e disillusi di Shadow, viaggiamo in lungo e in largo attraverso gli Stati Uniti, conoscendo divinità disparate legate ai culti egiziani, slavi, irlandesi, indiani, nordici, africani seguendo il reclutamento di Wednesday in vista dello scontro con i nuovi dèi. Il viaggio on the road riserva sempre sorprese, il ritmo è quello di un thriller vero e proprio, in cui il lettore è portato a dubitare di ogni cosa, in cui ogni luogo non è mai quello che sembra e le persone forse sono solo moderne sembianze di antichi dèi. Durante il viaggio si respira l’aria polverosa del Texas, la quiete glaciale dell’inverno in Winsconsin, le luci fluo delle notti losangeline, le ombre delle foreste della Virginia, in un giro a 360 del nord america di oggi. Nello stesso tempo l’autore inserisce flashback relativi all’arrivo di alcune divinità nel continente americano, intervallando la vicenda e ampliando ancora di più il pantheon di personaggi presenti. La lettura scorre davvero bene, tutto è funzionale al ritmo sostenuto delle avventure dei protagonisti e l’immersione nel mondo del divino è straniante al punto giusto. Qualche lungaggine forse in alcuni passaggi (la permanenza del nostro Shadow a Lakeside) viene comunque perdonata dalla perfetta conclusione del romanzo che diventa un vero e proprio classico della letteratura fantasy, e non sono sicuramente l’unico a pensarla così. Un viaggio che consiglio a tutti, alle origini dei nostri miti, ma molto moderno e avvincente.

“Ben presto la nostra gente ci ha abbandonato, ricordandosi di noi soltanto come creature del paese d’origine, creature che credevano di non aver portato nel nuovo mondo. I nostri fedeli sono morti, o hanno smesso di credere in noi, e siamo stati lasciati soli, smarriti, spaventati e spodestati, a cavarcela con quel poco di fede o venerazione che riuscivamo trovare.. Vecchi dèi, in questa nuova terra senza dèi.”

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