Il caso di Charles Dexter Ward (1941) di H. P. Lovecraft

il caso di charles dexter wardDa quando l’estate scorsa ho riscoperto Lovecraft, attingendo ad un paio di vecchie raccolte di racconti, mi avvicino sempre volentieri alle sue opere, un senso quasi accogliente di familiarità mi accompagna e mi ritrovo a passeggiare per le vie di Providence, come qualcuno che torna nel paese in cui è cresciuto. La narrazione segue le vicende del giovane Charles Ward, appassionato di antichità, il quale si ritrova ad indagare su un misterioso antenato della sua famiglia, Joseph Curwen, vissuto nel XVII secolo, accusato di necromanzia e altre nefandezze. Charles inizierà a riprodurre gli studi di Curwen, fino a perdere il controllo ed essere rinchiuso in ospedale, mentre la famiglia e il suo medico curante, il dr. Willet, cercheranno nei suoi studi la spiegazione della sua follia. Una storia direi molto banalmente lovecraftiana (passatemi il termine) ma perfetta nella sua impalcatura e nella rappresentazione del mondo di Ward e nella ricostruzione delle vicende del passato in cui si attinge a stralci di cronache e giornalli per raccontare le malefatte dell’ambiguo Curwen, l’uomo che non invecchiava mai e che si dilettava di alchimia e altre strane magie. La tensione è palpabile, l’incubo è dietro l’angolo e la discesa nella follia più indescrivibile si fa sempre più precipitosa: molti elementi vengono forniti al lettore, formule, tombe profanate, grida nella notte, personaggi misteriosi, ma l’immagine delle creature evocate viene solo suggerita in modo da lasciare a noi lettori il compito di raffigurarci l’orrore primigenio. Nel protagonista rivediamo atteggiamenti cari a ad altri personaggi della cosmogonia dell’autore di Providence: la passione per l’antichità tale da intaccare l’attitudine verso il mondo contemporaneo e la modernità sono un classico che va rintracciato nell’adolescenza stessa di Lovecraft. Mentre tutto per Charles finisce in una spirale di follia, non possiamo che rimanere avvinghiati all’incredula praticità del dr. Willet, stoico nel difendere Charles sempre e comunque e, soprattutto, baluardo della sanità mentale al momento di scendere nei sotterranei del laboratorio di Charles, vero inferno indescrivibile. Nonostante ciò la paura non esplode, ma si insinua nei sospetti e nelle congetture, turbando per sempre il nostro immaginario e lasciandoci al termine della lettura con la voglia di tornare a Providence il prima possibile.

“Le passeggiate di Ward erano delle vere e proprie avventure nel passato, durante le quali mille testimonianze dell’antica città che gli viveva intorno suggerivano alla sua fantasia un’immagine vivida e parlante dei secoli trascorsi.”

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